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Valeria Solarino a Venezia con Imperfetta: un corto che tratta del ‘problema’ della bellezza

Alla Mostra del cinema di Venezia Valeria Solarino porta il cortometraggio Imperfetta che riflette l'ossessione per la bellezza causata dai social

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Valeria Solarinoè a Venezia per presentare il cortoImperfetta, diretto daNicolò Bressan Degli Antoni.L’argomento è attualissimo: si parla di canoni di bellezza, di quanto siamo ossessionati dalla bellezza e dal confronto estetico con gli altri. Qui i social hanno un ruolo fondamentale, dove il confronto, soprattutto nel mondo femminile, è maggiore, perché siamo costantemente bombardati da“immagini perfette” che possono metterci in crisi e, se non si ha una forte autostima, tutto ciò può essere deleterio.

“Mi ritengo fortunata ad essere stata adolescente quando non c’erano i social: da ragazza vivevo il paragone con le mie compagne di classe, di scuola al massimo. Ora il confronto è con tutto il mondo, ti schiaccia”,spiegaValeria Solarinoche appartiene ad una generazione completamente diversa, ma sa bene quanto questa dinamica può essere difficile da affrontare.

Valeria Solarino e la ricerca dell’immagine perfetta

A proposito dell’interpretazione inImperfetta,Valeria Solarinoha detto: “Ho ripensato a quello che scriveva Simone de Beauvoir, secondo cuila donna si è storicamente concentrata sul suo corpo, o sulla casa, che ne è una sorta di estensione,perché non aveva una funzione riconosciuta e quindi diventava un oggetto al posto di essere un soggetto”.

E secondo lei questa dinamica si ripete nell’attualità:“Questa cura smodata del corpo non ci sta più portando ad essere soggetti attivi nella società.Sono stata una sportiva, giocavo a pallacanestro, quindi per me il corpo doveva essere funzionale a quello. Quando ho iniziato a recitare ho dovuto ragionare su quale fosse l’immagine che trasmettevo, ma l’ho sempre vista in relazione a un personaggio”.

Poi ha spiegato:Nel film, mia figlia cade nella truffa di una influencer creata dall’Intelligenza Artificiale.Il tema è stato suggerito dalla Polizia Postale. Mi colpisce poi l’illusione che ora abbiamo, di poter comunicare con tutto il mondo con i social quando, in realtà, siamo il più delle volte chiusi, segregati dentro le nostre camere”.

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