Perché Checco Zalone ci piace tanto?

Il cinema italiano dovrebbe ripartire da Checco Zalone? Mentre le sale del nostro Paese si riempiono di clienti e il box office festeggia una fine dell'anno stellare, il resto del settore osserva stupefatto. Forse la gara contro le piattaforme dello streaming non è del tutto persa

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Aprendo una qualunque homepage di un cinema italiano, oggi ci troveremmo di fronte ad uno spettacolo straordinario. Su 4-5 pellicole proposte, se il locale è abbastanza grande da accoglierne così tante in contemporanea, l’80% sono dedicate a Buen Camino. Una proporzione che di proporzionato ha ben poco, ma che a un occhio più attento porta alla luce due fenomeni: il primo è che Checco Zalone piace davvero tanto agli italiani e il secondo è che i cinema nel nostro Paese affrontano una crisi cupissima.

Il secondo fenomeno è più semplice da spiegare rispetto al primo. In Italia si tende a non andare più al cinema, se non in occasione di qualche pellicola davvero “speciale“, o almeno percepita così nel proprio animo. Per comprendere meglio questo fenomeno è necessario analizzarne i dati: nel 2015, quindi ormai 10 anni fa, le sale cinematografiche italiane avevano venduto 99.362.667 biglietti, per un totale di 637 milioni di euro di incasso; oggi, nel 2025, si registrano 66 milioni di biglietti staccati e un incasso pari a 474 milioni di euro. Andando indietro nel tempo, il distacco è sempre maggiore.

Una crisi che nasce da un misto di fattori, primo tra tutti il caro vita. Se i biglietti del cinema continuano ad aumentare e gli stipendi restano fermi ai livelli di diversi anni fa, anche portare la propria famiglia al cinema diventa un costo insostenibile. Così, magari, un abbonamento ad una piattaforma di streaming sembra molto più conveniente, “tanto tra qualche mese viene pubblicato anche qui“. Intanto, però, il settore cinematografico affronta una crisi simil-mortale.

I lavoratori del settore continuano a gridare le loro preoccupazioni, spesso scontrandosi anche con il muro durissimo delle critiche dell’opinione pubblica, ma dalla politica non giungono grandi risposte. Il Fondo per il cinema e l’audiovisivo è stato fissato nella Legge di Bilancio a un minimo di 610 milioni nel 2026 e a 500 milioni annui nel 2027. Stanziamenti che impongono una selezione più stringente dei progetti e che, di conseguenza, riducono le possibilità di espressione del settore.

Il cinema italiano ha già lanciato i propri allarmi, ricordando come la concorrenza in Europa e negli Stati Uniti sia sempre più aggressiva. Si rischia, insomma, che le nostre professionalità vengano fagocitate e costrette a produrre anno dopo anno un nuovo film su un personaggio della storia del nostro Paese. Così, quando un film vende più degli altri, anche le sale ne approfittano, dedicando ad esso più spettacoli possibile. Un fenomeno che di giusto ha ben poco, ma che dimostra la crisi nera che affonda il settore in ogni sua parte.

All’interno di questo contesto, quindi, spicca il caso Checco Zalone. Un attore e regista che cattura, diverte e al contempo prova a trasmettere una morale, anche se non troppo spesso compresa. Ogni suo film è una certezza e anche Buen Camino, ancora in sala per diverse settimane, ha portato a casa un risultato superiore alle stime. Un fenomeno tutto italiano che, per citare proprio Luca Medici – nome reale dell’attore pugliese – in casi particolari potrebbe assumere una cornice internazionale.

James Cameron guarderà l’Italia e si chiederà: chi è questo Checco Zalone“, aveva scherzato in una delle conferenze stampa che hanno preceduto l’arrivo del film nelle sale. Una frase simpatica che ha però previsto quanto effettivamente accaduto qualche giorno dopo: mentre nel resto del mondo il terzo capitolo del colossal di Avatar era primo al botteghino, in Italia accadeva qualcosa di straordinario.

Il segnale che la popolazione crede ancora nel cinema italiano, anche se spesso più comico che drammatico, che ha ancora la voglia di uscire di casa e raggiungere la sala più vicina. Una spinta che le Istituzioni dovrebbero osservare e analizzare, cercando di riprodurre sempre lo stesso metodo, convincendo il settore che c’è ancora speranza. Checco Zalone rappresenta l’Italia, quella più grezza e genuina, ma diventa anche il simbolo che spesso dietro le apparenze c’è una verità che fa più male di quanto immaginato. In Italia il cinema non è in crisi perché al popolo non interessa più, ma lo è perché ai cittadini non vengono dati gli strumenti per poterne godere.

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