Sfruttare un’occasione, un’opportunità, un piccolo palcoscenico o uno più grande come quello deiDavid di Donatello. E poiusare la voce per farsi sentire, produrre un senso al non sense, essere indipendenti, rivoluzionarsi e cambiare le cose. Tutti consigli preziosi e che a volte possono sembrare scontati ma che non lo sono affatto. A portare la sua idea sul palco di Cinecittà questa sera saràMatilda De Angelis, candidata ai David come miglior attrice non protagonista per il filmFuori, di Mario Martone.L’artista presenzierà e lancerà un messaggio,haribadito ai nostri microfoni.
Proprio pochi giorni fa il mondo del cinema si era infatti diviso a metà, cercando di capire come poter dare voce a una categoria in difficoltà. Alcuni attori come Alessandro Gassman avevano accolto ilboicottaggiodecidendo di non partecipare alla cerimonia dei David. Altri invece, come la stessa Matilda De Angelis, avevano scelto la strategia opposta per far sentirsi sentire.
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E proprio ieri in occasionedell’incontro con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Quirinale, abbiamo chiesto all’artista che tipo di messaggio vorrebbe lanciare: “Intanto presenziare per me significa sfruttare un’occasione, sfruttare un palcoscenico per portare un messaggio. Poi il messaggio se riuscirò lo porterò e non ve lo anticipo”risponde Matilda. L’attrice si dice emozionata, “ci tengo tanto a questo film e questo ruolo, mi ha cambiato la vita”.
Portare la propria voce e farsi sentire è un concetto ripreso anche daGabriele Mainetticheparla ai giovani talenti.Candidato ai David di Donatellocome miglior regista perLa Città Proibita, l’artista si dice consapevole delle difficoltà per gli emergenti di entrare a far parte del mondo cinematografico.
“Sono molto addolorato di come i piccoli attori non conosciuti da noi, la maggior parte delle volte si ritrovino a vivere di self-tape” e poi continua “questa iper-digitalizzazione ha in qualche modo impossibilitato la gente che fa cinema di conoscere la nuova realtà cinematografica. Spero che tutto questo cambi”. Mainetti afferma di non credere in alcun modo alla “grande bugia” che“il cinema sia morto e che stia diventando una realtà unicamente museale“poichè l’essere umano “vuole stare accanto a qualcuno che racconti una grande storia e che produca un senso su questo nonsense che per certi aspetti è anche la vita”.
Dare un’idea della contemporaneità: è questa la missione del cinema e i giovani in questo senso hanno un ruolo importantissimo “sono gli unici a poter cambiare le cose”. Esprime la propria opinione ed“essere al massimo indipendenti”è la soluzione, la chiave e il consiglio che il regista dà ai tanti giovani talenti.“Siete figli del vostro tempo”e quindi “dovete fare e dire qualcos’altro, perché anche per onestà l’autore, anche quello più celebrato e più vecchio, ma perché dovrebbe rivoluzionarsi e ripensarsi completamente se fa bene il suo lavoro?”.
Insomma, Gabriele Mainetti è una di quelle persone che hanno capito davvero che il futuro nasce dall’innovazione e che l’innovazione la portano soprattutto i giovani, quando qualcuno ha il coraggio di lasciargli spazio. “Perché se hai una grande idea e anche l’intelligenza e la sensibilità di intuire chi coinvolgere per fare cinema, allora devi raccontare qualcosa di tuo.”“All’inizio puoi anche imitare, serve a capire i meccanismi, a trovare la strada.Ma arriva un momento in cui devi usare la tua voce e quella non può fermartela nessuno.Allora che paura c’è? Che paura avete? Fate qualcosa” conclude il regista.
In fondo è proprio qui che si incontrano le visioni di Matilda De Angelis e Gabriele Mainetti: nella necessità di usare la propria voce. Lo fanno in modo diverso, lei scegliendo di occupare il palco e trasformarlo in uno spazio politico e simbolico, lui invitando i giovani a rompere l’omologazione e a reinventare il linguaggio del cinema, ma entrambi parlano della stessa urgenza.Quella di un settore in difficoltà che rischia di spegnersi se smette di ascoltare chi prova ancora a cambiarlo.
Per Matilda De Angelis esserci significa esporsi, prendere parola, sfruttare la visibilità per lanciare un messaggio. Per Mainetti, invece, il cambiamento passa anche per l’indipendenza creativa, il coraggio di chi ha qualcosa di nuovo da raccontare senza paura di rivoluzionare le regole. Due approcci diversi, ma un’unica convinzione: il cinema non può sopravvivere restando immobile. Ed è chiaro che in un’epoca in cui tutto sembra gridare senza voler dire nulla,la vera soluzione resta ancora quella di farsi sentire.
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