Diversi membri del cinema over 60 stanno facendo un appello alPresidente Mattarellapoiché si trovano in difficoltà per via della pensione che prima pare sia stata erogata loro e poi sottratta. Un problema che coinvolge molti di questi attori che spesso si trovano a vivere in una situazione di precarietà. Tra questi emergono anche grandi nomi come:Stefania Sandrelli, Fabrizio Bentivoglio, Laura Morante, Massimo Boldi, Marco Risi, Fiammetta Izzoe tanti altri.
Questi hanno fatto causa, hanno vinto nei tribunali, hanno ottenuto aumenti e arretrati. Poila Cassazione ha ribaltato la decisione.E ora molti lavoratori dello spettacolo si ritrovano con la pensione tagliata e le somme già incassate da restituire all’Inps. Cosìpiù di 100 artisti hanno deciso di scrivere al Presidente Mattarella affinché venga trovata una soluzione.
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I firmatari denunciano una “grave incertezza giuridica”. Dall’Inps però fanno sapere che l’Istituto“è tenuto ad adeguarsi, recuperando le somme erogate e non dovute nel rispetto delle modalità previste dalla normativa vigente”.
Cinema, qual è il problema con l’Inps
Il fulcro della vicenda ruota attorno al calcolo della pensione giornaliera dei lavoratori dello spettacolo, legge che è stata maturata nel 1992. Secondo i ricorrenti la riforma del 1997 non avrebbe mantenuto il vecchio limite di 315mila lire al giorno che poi è stato rivalutato, riducendo gli assegni e spezzando il rapporto tra contributi versati e la pensione effettivamente ricevuta.
Per anni i giudici di merito hanno dato ragione ai pensionati dello spettacolo. Nella lettera al Quirinale si parla di circa 250 sentenze del Tribunale di Roma confermate in appello – come riportaRepubblica– e, successivamente, su quella base sono arrivati ricalcoli, aumenti mensili e arretrati.
Poi, dal dicembre 2022, la Cassazione ha ribaltato la decisione e cosìla retribuzione eccedente non può essere considerata nel calcolo della pensione. La ragione indicata dai giudici è l’equilibrio della gestione previdenziale: secondo la Cassazione, avrebbe prodotto uno squilibrio tra contributi e prestazioni.
Quindi viene stabilito che “con il consolidarsi dell’orientamento della Cassazione, l’Inps è tenuto ad adeguarsi, procedendo al recupero delle somme erogate e non dovute, nel rispetto delle modalità previste dalla normativa vigente”.
E a ciò si aggiunge un altro punto, ovvero quello delle restituzioni di denaro:gli arretrati pagati dopo le sentenze favorevoli diventano ora somme da restituire. Dagli artisti viene contestato anche il modo in cui l’Inps si riappropria di quelle somme,“non rispettando un minimo vitale”.
Cinema e Inps, la testimonianza di Stefania Sandrelli
Portavoce di questa ingiustizia èStefania Sandrelliche aRepubblicaracconta:“All’inizio dell’anno ho guardato il conto e mancavano circa quattrocentocinquanta euro sulla pensione, circa un quinto dell’ammontare. Ho pensato a un errore, una cosa momentanea. Ho aspettato, ho controllato…ma la situazione non cambiava”.
Poi, quando è arrivata la lettera dall’Inps con una richiesta molto alta, ovveroquasi 140mila euro da restituire, “ho capito che non era un errore tecnico, ma qualcosa di molto più serio“. ESandrellici tiene a specificare: “Il nostro è un lavoro diverso dagli altri: discontinuo, frammentato. Lavoro a periodi, contratti brevi, e i contributi che non sono mai lineari. È una realtà molto più fragile di quanto si immagini”.
E a proposito dell’appello aMattarelladice: “Lo abbiamo firmato in molti, più di cento. Perché questa non è una battaglia individuale. Riguarda tutti noi che lavoriamo nello spettacolo. Attenzione: non chiediamo privilegi, chiediamo giustizia e chiarezza”.
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