Dalle ricerche relative altumore colon retto, considerato una delleneoplasie più comuni, emerge un dato positivo:in Italia, la sopravvivenza a 5 anni è pari al 64,2%, una percentuale superiore rispetto alla media europea. Il Ministro della Salute,Orazio Schillaci, evidenzia i miglioramenti ottenuti negli esiti e nella prevenzione, attribuendo un ruolo centrale alPiano Oncologico Nazionale.
IlRapporto AIOM 2025fornisce ogni anno un quadro aggiornato sulla situazione oncologica inItalia. Nel 2024 si sono registrate circa390.000 nuove diagnosi di tumore, un dato stabile rispetto all’anno precedente. Tuttavia, la notizia più incoraggiante riguarda lamortalità, che èdiminuita del 9%nell’ultimo decennio, confermando iprogressidel nostro Paese nel trattamento tempestivo ed efficace del cancro.
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Tumore colon retto: fattori di rischio e prevenzione
Il tumore colon retto rappresenta una patologia che spesso trae origine daipolipi adenomatosi: questi possono richiedere diversi anni per trasformarsi inlesioni cancerose. Fortunatamente, esiste una finestra di tempo in cui è possibile intervenire grazie alloscreening, che permette diintercettaree rimuovere precocemente talialterazioni. In Italia, il test delsangue occulto nelle feci(SOF) viene offerto gratuitamente ogni due anni alla popolazione dietà compresa tra i 50 e i 69 anni; in molte regioni, questa opportunità è stata estesa fino ai 74 anni.
In caso di risultato positivo, ovvero rilevamento di tracce di sangue occulto, la persona viene invitata a sottoporsi a unacolonscopiaper approfondimenti diagnostici. Alcune regioni, come l’Emilia-Romagna, stanno ampliando l’offerta fino ai 74 anni, seguendo le direttive nazionali ed europee. Per quanto riguarda ifattori di rischioe lagenetica, alcuni aspetti dellostile di vitagiocano un ruolo determinante.Dietericche dicarne rossaeinsaccati, ilconsumo di alcol, ilfumo, lasedentarietà, così come ilsovrappesoe l’obesità, sono tutti elementi che aumentano considerevolmente il rischio di sviluppare la malattia.
Tuttavia, unaparte minoritariadei casi è legata asindromi ereditarieper cui sono stati attivati percorsi specifici. Il Rapporto AIOM 2025 invita tutti a unmaggiore impegno nella prevenzione primariae sollecita istituzioni e regioni aridurre le disuguaglianze nell’accesso agli screening, considerandole una priorità sanitaria. Il professorPierpaolo Sileri, Primario di Chirurgia Colorettale presso l’IRCCS Ospedale San Raffaelee ordinario di Chirurgia Generale all’Università Vita-Salute San Raffaele, ha ribadito che ladiagnosi precocerappresenta uno degli strumenti più efficaci contro il tumore al colon retto. Se la malattia viene identificata nelle suefasi iniziali, lachirurgia può risultare risolutiva, rendendo il trattamento terapeutico meno invasivo.
Diprimaria necessitàsi rivela dunque lapartecipazione ai programmi di screeningprevisti per la fascia d’età appropriata nel proprio territorio, seguendo le indicazioni della lettera di invito o i canali regionali dedicati;adottare uno stile di vita sano, prestando attenzione al peso, all’attività fisica, al consumo di alcol e al fumo, fattori che possono influenzare sia il rischio sia la risposta alle terapie. Allo stesso modo,comunicare eventuali casi di familiaritàe considerare, se opportuno, percorsi genetici specifici.
Dalla diagnosi alle opzioni terapeutiche: come agire in caso di tumore del colon retto
Nelle fasi iniziali dei tumori, come nel caso del tumore colon retto, la chirurgia rimane iltrattamento principale. L’obiettivoè eliminare completamente la malattia,salvaguardandoal contempo lafunzionalità intestinalee laqualità di vitadel paziente. L’adozione di unastomiapermanente non è sempre necessaria: questa decisione dipende dallaposizionee dall’estensionedel tumore, dal coinvolgimento degli sfinteri e dalla sicurezza oncologica dell’intervento. Per chiarire, la stomia consiste in un’apertura sull’addome collegata a un sacchetto esterno, permettendo all’intestino di funzionare laddove il transito naturale non sia possibile o sicuro.
Oggi, quando possibile, si ricorre a tecnichemini-invasivecome lachirurgia laparoscopicaorobotica. Queste metodologie, soprattutto nei centri con esperienza e processi clinici strutturati, garantisconodegenze più brevi,minori complicanzee risultati oncologici sovrapponibili ai metodi tradizionali. Ilfegatorappresenta ilprimo bersaglioin termini dimetastasi: è frequentemente il primo organo interessato del tumore del colon retto, poiché agisce comefiltroper il sangue proveniente dall’intestino attraverso la vena porta. Questo favorisce l’accumulo delle cellule tumoraliche si staccano dal tumore primario. Di conseguenza, rappresenta la sede metastaticapiù comuneper questa neoplasia.
Stando ai dati AIRC, circa il20% dei pazientipresenta metastasi epatiche già al momento della diagnosi di tumore colon retto, mentre fino al50% le sviluppa durante l’evoluzione clinica della malattia. Tali metastasi possono manifestarsisincronamente, ovvero contemporaneamente alla diagnosi del tumore primario, ometacronamente, cioè in un momento successivo ai trattamenti iniziali. La gestione varia in base al momento della comparsa e agli obiettivi terapeutici, ma richiede sempre un approccio multidisciplinare che coinvolge chirurghiepato-biliari,oncologi,radiologi interventisti,epatologieanestesisti.
La Dott.ssaFrancesca Ratti, medico chirurgo presso l’Unità di Chirurgia Epatobiliare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, ha confermato come il fegato diventi unbersaglio frequentedelle metastasi del tumore colon retto. Tuttavia, grazie aiprogressidella chirurgia epatica sviluppata anche presso il San Raffaele, è possibile intervenire in modoefficacesu pazienti selezionati utilizzando tecniche mini-invasive che favoriscono unrecupero più rapidoe garantisconoottimi risultati oncologici. Lascelta del trattamentopiù adatto, che può includere chirurgia, chemioterapia o approcci combinati, è sempre frutto di una valutazionemultidisciplinaretra specialisti.
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