“Vogliamo una società in cui la cura è un privilegio o un diritto condiviso? In cui la salute segue il mercato o piuttosto orienta le scelte del mercato?“. Domande lecite quelle di Federico Serra, membro del Royal Institute on International Affairs, a cui risponde nel libro“Ecosistema del farmaco“, scritto a quattro mani con Claudio Cricelli, Presidente emerito della Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie.
- “Ecosistema del farmaco”, Serra: “Farmaco diventi strumento di equità e non di disuguaglianza”
- Cricelli denuncia: “Democraticità apparente dell’accesso alle cure”
- Mennini (Ministero della Salute):”Pensare tecnologie sanitarie e farmaci come parti di uno stesso ecosistema”
- Fedriga (Friuli-Venezia Giulia): “Coinvolgere i territori nella filiera produttiva dei farmaci”
Presentato nella cornice del Biblioteca del Senato, tra un gran numero di rappresentanti politici ed esperti del settore, su iniziativa delsenatore di Fratelli d’ItaliaGuido Liris, membro della 5ª Commissione Bilancio e Commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, il testo traccia così le linee della medicina come garante di autonomia e indipendenza nel sistema geopolitico, nonché sostegno all’equità e allo sviluppo democratico.
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“Ecosistema del farmaco”, Serra: “Farmaco diventi strumento di equità e non di disuguaglianza”
“Il farmaco rappresenta un importantissimo anello nella geopolitica della salute“, sottolinea Serratranchant, mettendo dunque in correlazione l’accesso alle cure con gli sconvolgimenti globali. In questo senso, secondo il professore le crisi energetiche ci ricordano drammaticamentequanto la salute possa giocare un ruolo fondamentale nei delicati equilibri sociali. Il riferimento non può che essere al recente conflitto tra Stati Uniti-Israele contro l’Iran, che ha portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz e alla scarsità di greggio per i Paesi occidentali. Ecco dunque che la sfida è riuscire ad adottare un vero e proprio approccio sistemico per evitare che esistano nazioni di serie A e di serie B ocondizioni che portino all’esclusione dalle cure di una cospicua fetta della popolazione.
Benché infatti, nel sistema capitalistico mondiale, i medicinali siano indubbiamente “ambienti dove si incontrano interessi economici diversi“, è altresì perentorio che emerga una responsabilità generale di alimentare speranza.
Cricelli denuncia: “Democraticità apparente dell’accesso alle cure”
A fargli eco è Cricelli, co-autore del libro, concentrandosi sull’assistenza sanitaria universale, il sistema presente in Italia, basato su principi di eguaglianza ed equità. Il modello è organizzato affinché i servizi sanitari siano garantitia tutti i residenti di un determinato paese, anche a coloro che non potrebbero permetterseli.
Parlando di“democraticità apparente dell’accesso alle cure“, il professore sottolinea quello che è un vero e proprio paradosso del sistema: tutti hanno nominalmente diritto a ricevere assistenza sanitaria, ma spesso le persone non vengono curate in modo adeguato, giacché esse hanno sìaccesso alla terapia farmacologica ma non alla diagnostica. Un problema che nasce dalle lunghe liste di attesa per esami ed accertamenti clinici: realtà che costringe milioni di italiani a dover rinunciare alle cure.
La drammatica situazione, non consona ad un paese il cui articolo 3 della Costituzione impone allo Stato di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l’eguaglianza dei cittadini, può essere sanata solo con unradicale cambio di approccio. Ricomponendo quindi la catena della salute, affinché il focus non sia solamene su un solo aspetto della cura, la somministrazione del farmaco, ma a 360 gradi sul benessere psico-fisico di ogni membro della società.
Mennini (Ministero della Salute):”Pensare tecnologie sanitarie e farmaci come parti di uno stesso ecosistema”
Richieste, quelle dei due autori, a cui non si mostra indifferente il professor Francesco Saverio Mennini, Capo Dipartimento della programmazione al Ministero della Salute, che parla dei traguardi raggiunti dell’esecutivo fin da inizio mandato. Anzitutto,le tecnologie sanitarie e il farmaco sono state considerate come parti di uno stesso ecosistema:analizzare e comprendere i fabbisogniparticolari di chi si accosta alle cure è infatti l’unico modo per produrre effetti positivi e creare un sistema che assicuri il benessere di tutti.
“Siamo un paese attrattivo ma dobbiamo aggiornarci a ciò che accade all’esterno“, puntualizza inoltre Mennini ricordando come la vera sfida sia valorizzare politiche che possano attrarre ricerca e innovazione all’interno del Paese.
Fedriga (Friuli-Venezia Giulia): “Coinvolgere i territori nella filiera produttiva dei farmaci”
E sull’importanza del coinvolgimento dei territori nell’ecosistema della salute esprime consenso Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia. La regione, a statuo speciale, fa dell’autonomia e della valorizzazione delle eccellenze locali la sua cifra distintiva. A tal proposito, il leghista rimarcal’importanza della partecipazione delle realtà autoctone nella filiera produttiva dei farmaci, affinché l’Italia sfrutti al massimo il potenziale dell’imprenditorialità nostrana, e spezzi la dipendenza da prodotti di paesi terzi. Vera e propria arma politica, soprattutto nei momenti di crisi:“L’approvvigionamento deve entrare in una logica geopolitica perché la salute è un asset strategico che condiziona la tutela dei cittadini“.
Un dossier che, per il leghista, non rimane rilegato squisitamente all’economia, bensì chiama in causa elementi disoft power. Essere vincolati dalle forniture di nazioni rette da regimi autoritari, espone a problemi esistenziali perché significa“dare le chiavi della salute e dello sviluppo democratico a paesi che possono minacciare il nostro modo di vivere“. Risulta quindi fondamentale liberare i territori dall’eccessiva burocrazia per permettere loro di esprimere appieno il potenziale di cui sono depositari: “Le regole sono giuste ma va trovato un equilibrio chepossa permettere all’Italia di avere ampia autosufficienza“.
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