Come un collante emolliente che possa unire, uniformare ed elasticizzare. Come un fluido idratante che possa innervarsi, nutrire e ravvivare. Così, laSanità Partecipata, che “non riguarda solo l’equità nell’accesso alle cure, ma deve necessariamente confrontarsi con la sostenibilità a lungo termine, con particolare attenzione alle aree interne e ai territori periferici, che affrontano sfide uniche in termini di accessibilità e risorse“. E’ con queste parole che il senatoreGuido Liris, membro della Commissione Bilancio, spiega ai nostri microfoni il valore, l’importanza nonché la necessità di adattare al già esistente sistema sanitario italiano, modelli in grado di coniugare efficienza, innovazione e responsabilità.
Ebbene, specialmente in un contesto storico segnato da risorse limitate e da una crescente domanda di salute, “il coinvolgimento attivo dei cittadini, delle comunità locali e delle istituzioni consente di progettare soluzioni più aderenti ai bisogni reali, ottimizzando l’utilizzo delle risorse e riducendo gli sprechi“, scandisce il senatore in quota FdI a margine della presentazione del Consensus Paper “Verso un Sistema Sanitario Partecipato: consenso per una governance appropriata e sostenibile“.
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Si tratta, quindi, di un processo che contribuisce in modo sostanziale a rafforzare la resilienza complessiva del sistema, anche nelle aree più fragili. Motivo per cui, lapartecipazione si trasforma in leva decisiva non solo per ridurre le disuguaglianze territoriali, ma anche per garantire qualità e innovazionedelle cure nel lungo periodo, superando le barriere geografiche e strutturali che limitano l’accesso alle persone che vivono nei territori più lontani: “Il modello di civiltà del sistema italiano deve essere valido per tutto lo Stivale“.
E così, le fondamenta di una Sanità Partecipata si cementificano nei medici di medicina generale che sul territorio possono aiutare a realizzare una programmazione definita con concretezza. Programmazione che, spiega Liris, significa risparmiare, significa che “un sistema già sa cosa dovrà affrontare di qui a qualche anno in termini di incidenze, prevalenza, di alcuni tipi di patologie, perché emerge una sorta di ricorrenza oltre una certa età“. E’ in questa cornice, allora, che si possono costituire “un’efficienza molto più alta e una sostenibilità dei costi molto più realizzata:la chiave di volta per mettere al centro la qualità di vita del paziente“.
Qual è, quindi, la sfida principale nel dare accesso equo e tempestivo a questa innovazione terapeutica a tutti i cittadini, mantenendo la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale? “La sfida è principalmente una: aumentare il fondo sanitario nazionale in termini di quantità“, puntualizza il senatore spiegando come la qualità della spesa e quindi quella ricaduta di quegli spostamenti che si pongono nel fondo sanitario nazionale, “devono vedere efficace l’efficienza nella spesa“.
In sostanza, proprio questa efficacia e questa efficienza su tutto il territorio nazionale possono essere colte come obiettivo soltanto “se ci si confronta con chi molto spesso ti mette di fronte a dei fatti, a delle concretezze, a delle risultanze verificabili, vere, reali, concrete che molto spesso fanno la differenza in termini di costi e di qualità del servizio. Ecco perché su questa strada ci si deve muovere“.
Non si tratta solo di una scelta organizzativa, ma di un investimento democratico. Una stretta di mano tra istituzioni e pazienti per costruire una governance capace diascoltare, comprendere e rispondere ai bisogni di salute.
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