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Liris (FdI): “Il farmaco è potere politico, geopolito e economico”

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Il farmaco, una parte per il tutto. Pochi milligrammi, ma che racchiudono in sé una scelta collettiva su chi può guarire e chi resta in attesa, in una sintesi chimica tra scienza e responsabilità. E “il farmaco è a tutti gli effetti un mezzo di potere, politico, geopolitico nonché economico“. E’ su questo nodo che fa levaGuido Liris, senatore di FdI membro della Commissione Bilancio e d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, per spiegare ai nostri microfoni cosa significa esercitare potere sul farmaco, sulla sanità e sul futuro della salute globale.

A margine della presentazione del libro “Ecosistema del Farmaco” di Claudio Cricelli e Federico Serra, che proprio su questo traccia i suoi capitoli, il senatore delinea una triade di potere, “essenziale per una nazione“. Una terna che Liris divide in politica, in quanto “attraverso la produzione di alcuni tipi di farmaci uno stato parametra anche il suo indirizzo politicononché la sua costruzione di messaggi su gestioni e programmazioni in ambito sanitario“. E quindi, un dicastero deve declinare a cascata, il proprio ecosistema di farmaci, su livello regionale fino alle singole Asl, dal monitoraggio della spesa alla gestione dei farmaci.

Motivo per cui, il farmaco e la ricerca scientifica non devono essere intese come una spesa diretta ma unaspesa di investimento, come la prevenzione. Sanità e ricerca, per Liris, devono concorrere nella stessa traccia per costruire un sistema sanitario nazionale, da taglio universalistico, assolutamente concorrenziale e che regga l’urto dei mercati, e che per rimanere tale deve guardare all’esplosione della spesa pubblica, ai conti pubblici e alla sostenibilità. Perché “il servizio sanitario deve dare tutto a tutti: è la cartina tornasole di uno Stato“.

Guido Liris

In questo senso, il potere del farmacodiventa economico quando si entra nel merito della ricerca e della produzione, che “fanno la differenza in termini di ricchezza per uno Stato di export e di import“. E di conseguenza, geopolitico, dove per il senatore si incarna il “tipo di rapporto o di concorrenza rispetto a mercati che rappresentano degli ecosistemi a sé stanti”, che molto spesso si distinguono in un contesto più ampio in cui “siamo in un mercato libero e il farmaco diventa quindi un mezzo a tutti gli effetti“.

E proprio mantenendo lo sguardo su un’orizzonte globale, l’esperienza emergenziale della pandemia del 2020, è stata la prova del nove, “quando dispositivi in ambito sanitario e farmaci come i vaccini hanno fatto la differenza in termini di sovranità nazionale“, permeando specialmente nelle filiere interne, che sono in primis ad uso e consumo del proprio Paese. Ma l’emergenza pandemica ha mostrato anche a cosa porta essere poco autonomi nella produzione di dispositivi e farmaci: “Ci rendeva deboli e sostanzialmente soli, tanto che solo chi ha avuto autonomia e sovranità è riuscito a giocarsi le carte meglio di altri“.

Così allora, il farmaco diventa un mezzo potente anche di sovranità nazionale in uno scenario che deve però riscoprirsi soprattutto in un contesto europeo, affinché, chiosa Liris, “ci si possa confrontare ai livelli dei mercati ad esempio orientali, se non quelli statunitensi, che da questo punto di vista sulla ricerca e sulla produzione di farmaci in questo momento sono molto aggressivi“.

Ebbene, facendo fronte ad una sfida di carattere globale, ovvero a come la scienza dei farmaci dovrà imparare a rispondere non solo all’efficacia clinica, ma anche alla giustizia sociale, per Liris resta essenziale che il farmaco sia la “chiave di volta per riscoprire ciò che una nazione può fare per essere competitiva“.

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