Way Technological Systems

Cosmeticoressia, l’infanzia rubata dai social

Il fenomeno della Cosmeticoressia è l’ossessione delle bambine per la cura della pelle. La fascia d’età più colpita va tra i 6 e gli 11 anni: le più piccole stanno perdendo l’innocenza del gioco a favore di una volontà di omologazione pericolosa e asfissiante

4 Min di lettura

Ha otto anni, una fascetta rosa tra i capelli degna di una beauty influencer adulta. Una luce abbagliante le fa lacrimare gli occhi mentre si applica sieri, maschere viso e creme idratanti. Quella illuminazione viene da unaring light,utilizzata per rendere ancora più perfetta la pelle in video, che poi verrà pubblicato sui social. È questa l’immagine simbolo della “Cosmeticoressia”, un fenomeno che si è diffuso negli ultimi anni che consiste nell’ossessione delle bambine per la cura della pelle.

Si tratta dibaby influencerche imitano i video skincare delle grandi content creator.La fascia d’età più colpita è tra i 6 e gli 11 anni: le bambine, invece di giocare di nascosto con i trucchi della mamma, ora si fingono adulte davanti al popolo dell’internet. Il fenomeno, nato in America, in Italia spopola sulle piattaforme social con l’hashtag #sephorakids sotto i video di commesse che raccontavano come le più piccole si aggiravano tra scaffali più alti di loro pieni di prodotti, commentandoli come massime esperte di quelmagico mondo.

Cosmeticoressia, i rischi per la pelle e l’indagine dell’Antitrust

La crescente ossessione delle preadolescenti verso la cura della pelle ha allarmatodermatologi e pediatri che hanno segnalato la pericolosità di applicare su una pelle troppo giovane prodotti pensati per gli adulti. Ad esempio, all’interno di alcuni cosmetici sono presenti ingredienti come il retinolo, acidi e peptiti che, se usati precocemente, possono provocare irritazioni, alterazioni della barriera cutanea e, in casi peggiori, interferenze endocrine.

Per questo, L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato due procedimenti nei confronti di Sephora Italia S.r.l, Benefit Cosmetics LLC e LVMH Profumi e Cosmetici Italia S.r.l.Alle aziende vengono contestate presunte pratiche scorrette di promozione e vendita di cosmeticiper adulti a bambini e adolescenti, anche al di sotto dei 10-12 anni di età. Le contestazioni riguardanoomissioni di informazioni legate alle avvertenze sull’uso e precauzioni per i minori, sia nei punti vendita che online. Un altro procedimento riguarda un presunto marketing occulto tramite il ricorso agiovani micro-influencer per incoraggiare l’acquisto di prodotti.

Cosmeticoressia, perché i social rischiano di rubare l’infanzia

Ed è così che la cosiddettaGenerazione Alpha(quella dei nati tra il 2010 e il 2024) è come se fosse condannata a saltare delle fasi importanti della crescita. Alle bambine di oggi non è più permesso giocare innocentemente con trucchi creati appositamente per loro, ma avvertono lapressione di dover diventare delle piccole donne uniformate. Il make-up non segue più la crescita nelle diverse fasi, ma si insinua da subito su quelle che una volta erano toilette giocattolo.

Nella canzoneGiocattoli, l’artista Rancore si immedesima nella vita di un rossetto rosso che viene regalato ad una bambina. Il cosmetico segue attentamente la crescita della piccola, che prima gioca “creando dialoghi” immaginari e poi, da adolescente, il rossetto diventa un cosmetico da utilizzare solo in determinati contesti. Viene in seguito rovinato dal primo bacio e subisce il dolore del primo amore, così “ogni maschera inizia come un gioco”.

Infine, da adulta, il trucco diventa “l’identità che ti sei scelta mentre ci pensi”. Ora, le bambine pensano ad ottenere la perfettalip combo, cercando, come delle adulte, il perfetto abbinamento. Come è avvenuto per il rossetto, l’innocenza viene prima raschiata con uno scrub, poi coperta con una maschera viso e sigillata con una crema anti-età.

© Riproduzione riservata

Condividi questo Articolo
Antichi Telai 1894

Avvertenza legale sulle immagini

Alcune delle immagini pubblicate all’interno di questa testata giornalistica sono tratte da fonti online liberamente accessibili. Tali immagini non sono in alcun modo utilizzate per finalità commerciali e i relativi diritti restano di esclusiva titolarità dei rispettivi aventi diritto.

Nonostante le verifiche preventive effettuate dagli autori (incluse, a titolo esemplificativo, l’analisi di metadati, Exif, watermark, loghi o altri segni distintivi), qualora la pubblicazione di un contenuto grafico dovesse risultare lesiva di diritti di proprietà intellettuale o di altri diritti soggettivi, la redazione, su richiesta del titolare, si impegna a rimuoverlo immediatamente o, ove richiesto, a indicarne correttamente l’attribuzione.

Eventuali segnalazioni possono essere inoltrate all’indirizzo e-mail:proprietaintellettuale@ildifforme.it.

In caso di accertata violazione, la redazione adotterà senza indugio ogni misura necessaria alla cessazione della stessa.