È il lato umano il protagonista della prima giornata del IV Corso Teorico-Pratico la Farmacia Clinica. D’altronde il corso è inserito nel quadro delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco D’Assisi. Il Convegno vuole riportare al centro la responsabilità e la cura tramite il confronto tra istituzioni, esponenti politici e tecnici.
Tra questi è Arturo Cavaliere, presidente SIFO e direttore generale ASL di Frosinone, ai nostri microfoni che fa emergere come uno degli aspetti più importanti sia proprio l’umana solidarietà: “Un consiglio, un dossier farmaceutico, un’agenda personalizzata in cui vengono esplicitati l’efficacia del farmaco, gli effetti collaterali e certamente il sorriso dei nostri professionisti verso i pazienti è la miglior cura affinché i farmaci altamente innovativi possano essere così efficaci”.
Anche sul fronte ospedaliero l’attenzione al singolo e l’empatia sono la chiave per la cura dei pazienti. In particolare Cavalieri sottolinea che “la prima cosa che si può fare è avvicinare le cure ai pazienti fragili: malati oncologici ed ematologici. Cure che necessitano anche di innovazione”.
Infatti nella sua ASL sono stati appena acquistati “dei visori tridimensionali (in 3D) che vengono utilizzati dai pazienti all’atto dell’erogazione delle chemioterapie”. Pazienti che vivono una sofferenza indescrivibile possono usufruire di immagini “che allietano quella cura farmacologica che in alcuni casi può creare degli effetti non piacevoli”. Dunque, la tecnologia può diventare amica, anche se può “sembrare distante come concetto”.
Farmacia clinica, Luca Coletto: “Bisogna tagliare i rami secchi”
A rilasciare qualche consiglio ai nostri microfoni è il già sottosegretario di Stato alla Salute, Luca Coletto, che ha fatto dell’innovazione uno dei punti cardine del suo mandato. La programmazione invece sembra essere ancora una delle priorità: “La programmazione è fondamentale in sanità, perché oggi abbiamo la rete territoriale e deve essere monitorata per comprendere eventuali falle e andare a ripararle” .
L’attenzione verso le persone più fragili è doverosa: “In particolare serve a seguire i pazienti anziani che hanno poca possibilità di muoversi”. Ora più che mai dato che “la piramide demografica si sta rovesciando: adesso alla base ci sono tanti anziani, quindi dobbiamo adeguarci”. Il tema dell’innovazione si inserisce proprio in questo punto: “La programmazione non può rimanere ferma a norme degli anni ‘70-‘80, ma deve evolversi e attualizzarsi per essere efficace ed efficiente per ottenere un servizio su base universale”.
Il già assessore alla salute della Regione Umbria si augura, quindi, che venga preservato “un sistema su base universale”. Restano di vitale importanza in questo ambito “la programmazione, l’efficientamento e la technology assessment (TA)”. Quest’ultima deve essere applicata in tutti gli ambiti, soprattutto nel campo farmaceutico perché potrebbe dare “molte soddisfazioni: dalle cure oncologiche alle vaccinazioni”.
Vitale è anche riuscire ad evitare ai pazienti i cosiddetti “viaggi della speranza”, tramite il miglioramento di tutte queste situazioni, che inoltre devono essere standardizzate a livello territoriale. È questa la “ricetta per imporre una programmazione in tre, massimo cinque anni, a tutte quante le Regioni allineate alle norme nazionali”, per migliorare il servizio in ognuna di esse e permettere ai pazienti di curarsi nella propria terra, senza dover lasciare casa. Ma, come ogni processo di innovazione, “bisogna tagliare un po’ di rami secchi, mi viene l’esempio della vite che deve essere potata ogni anno. Bisogna potare i rami secchi per far sì che la pianta riesca a produrre i propri frutti”.
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