Il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky è atterrato a Roma nella notte. Ripartito da Bruxelles, dove aveva incontrato la presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, e il segretario generale della Nato, Mark Rutte, il leader di Kiev avrà oggi bilaterali con Papa Leone XIV e il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Questa mattina, Zelensky si recherà a Castel Gandolfo, la residenza estiva dei papi, dove avrà la possibilità di incontrare il Santo Padre alla 9:30. Un breve incontro che sarà tutto concentrato sulle possibilità di pace per l’Ucraina. Già nei giorni scorsi, il Papa aveva ricordato l’importanza del ritorno della pace nel mondo, in particolare in quei territori che ancora oggi sono devastati dalla guerra.
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Subito dopo, il leader di Kiev tornerà a Roma, dove raggiungerà Meloni a Palazzo Chigi. Stavolta, ben lontano da qualunque tipo di elezione, il premier ha deciso di ospitare il presidente del Paese invaso nel corso del suo tour europeo. Solo alcune settimane fa, quando Zelensky volò in varie capitali Ue al fine di discutere con i leader alleati l’invio di armi e altro genere di aiuti, non fece tappa a Roma. Le tensioni tra FdI e Lega in maggioranza sul possibile sostegno bellico a Kiev iniziano a pesare sulle spalle di Meloni.
Nel frattempo, oltreoceano non si dicono particolarmente preoccupati da questo nuovo viaggio di Zelensky. La Casa Bianca ritiene infatti che si tratti solamente di un tentativo di temporeggiare prima della firma dell’accordo di pace con la Russia presentato dagli Usa. Secondo alcuni funzionari, come riporta Axios, sembra che Kiev sia posta sotto forti pressioni affinché accetti all’accordo. Queste richieste sarebbero ben più pressanti di quelle a cui è stata sottoposta Mosca.
Ucraina, l’Ue riorganizza il sostegno a Kiev
Ieri, invece, Zelensky è stato accolto a Londra dal primo ministro Keir Starmer, il quale insieme al presidente francese, Emmanuel Macron, e al cancelliere tedesco Friedrich Merz, hanno assicurato un forte sostegno alla causa di Kiev. Alla videoconferenza ha preso parte anche Giorgia Meloni, la quale ha voluto nuovamente vestire i panni di ponte tra Usa e Ue, ribadendo la necessità che tra le due sponde dell’atlantico vi sia una convergenza su come agire.
Nello specifico, questa garanzia deve riguardare le garanzie di sicurezza per l’Ucraina, necessarie ad evitare che in futuro il Paese possa essere nuovamente invaso, e le misure condivise a sostegno di Kiev e della sua ricostruzione. Una richiesta che arriva a pochi giorni dall’acuirsi delle tensioni tra Bruxelles e Washington, a causa del contenuto della nuova strategia di sicurezza degli Usa. Nel documento, infatti, vengono esplicitate una serie di mancanze dovute alla lentezza e inefficienza dell’Unione europea, che rendono quindi il Vecchio continente inadatto ad una alleanza con gli Usa.
Meloni e Salvini: crescono le tensioni sul tema della armi all’Ucraina
Un passaggio che è stato minimizzato dall’Europa, secondo cui invece gli Usa rimangono “il miglior alleato” di Bruxelles. Gli Usa chiedono all’Ue una maggiore preparazione sul piano bellico, così come una maggior partecipazione al miglioramento della Nato. Propositi su cui ogni Paese membro ha le sue difficoltà. In Italia, il governo deve fare i conti con la contrarietà della Lega all’acquisto di armi e altri sostegni a Kiev. Nello specifico, il governo deve ancora affrontare il tema del decreto legge con cui si amplierà la possibilità dell’invio di armi all’Ucraina anche nel 2026.
“Si farà“, ha detto Giorgia Meloni la scorsa settimana in Bahrein, seguita poco dopo dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Posizioni ben diverse rispetto a quelle di Matteo Salvini, il quale ha chiesto di riflettere su questo invio, dopo che Kiev ha già ricevuto 19 pacchetti di armi dall’Europa, così come 19 sanzioni nei confronti della Russia.
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