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Vannacci punzecchia Salvini: “Io non ho detto ‘basta armi’ e poi ho votato in senso contrario”

"Non sono una pecora che risponde al fischio del pastore, non sono addomesticabile", ha dichiarato, aggiungendo di aver sempre voluto rimanere coerente: Ho sempre detto di essere contrario agli aiuti militari all'Ucraina. La guerra non ci ha portato nulla di buono, non la vogliono più nemmeno gli ucraini"

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Io non sono in dissenso con nessuno, sono coerente con me stesso“, commenta così sulle colonne del Corriere della Sera l’ex generale Roberto Vannacci, ora vicesegretario della Lega, i presunti dissidi presenti con il leader del partito, Matteo Salvini. Al centro della questione c’è il posizionamento del Carroccio sul decreto aiuti all’Ucraina. Un tema caldissimo che, secondo alcuni, avrebbe provocato una profonda frattura all’interno dell’anima del partito.

La questione è complessa e sfaccettata e si gioca tutta sulla coerenza ideale del partito e la sua presenza all’interno della coalizione di maggioranza. Mentre FdI e FI non hanno mai nascosto il loro sostegno alla causa di Kiev, dicendosi favorevoli a proseguire con l’invio di armi e aiuti militari al Paese in guerra con la Russia, la Lega ha continuato a spiegare di comprendere i motivi di Volodymyr Zelensky, chiarendo però che la pace debba essere raggiunta solamente per via diplomatica e non continuando l’invio di armamenti, seppur difensivi, al Paese.

Salvini e la posizione sul decreto armi all’Ucraina

Una scelta che ha indispettito lo stesso Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che più volte si è trovata in difficoltà a livello internazionale proprio per i dissidi interni alla sua coalizione. La rinnovata contrarietà della Lega al decreto armi all’Ucraina ha costretto l’Italia a ritardare l’approvazione della proposta di legge, facendola slittare all’ultima settimana di dicembre. In ballo, infatti, c’era anche il voto alle norme da inserire nella manovra di Bilancio.

La Lega ha però deciso di sfruttare la carta del “noper il maxi emendamento da 3,5 miliardi alla Legge di Bilancio, dicendosi contrario alla stretta sull’età pensionabile e costringendo gli esperti del Mef a rimodulare le spese da inserire nel pacchetto affinché venisse votato dall’intero centrodestra. Una mossa che ha quindi spinto Meloni a intimare alla Lega di porre fine agli strappi, evitando quindi fratture sul tema delle armi a Kiev.

Dopo giorni complessi, in cui Salvini ha espresso i suoi dubbi, chiarendo comunque che la Lega avrebbe votato insieme alla maggioranza sulla proposta di legge, a rendere la questione più complessa è stata proprio la posizione di Vannacci. Da sempre contrario all’approvazione del decreto legge, l’ex generale non ha avuto paura di esprimere la sua posizione.

Vannacci: “Io non sono una pecora che risponde al fischio del padrone”

Così, mentre giovedì si votava alla Camera, proprio fuori da Montecitorio, il Team Vannacci aveva organizzato un flashmob di protesta proprio contro la legge. Alla fine, la Lega ha votato a favore del testo ad esclusione di due membri, tra cui Claudio Borghi. Oggi, Vannacci torna a tuonare sul tema, ma strappa solo a metà con Matteo Salvini.

Non capisco dove sia la sorpresa. Ho sempre detto di essere contrario agli aiuti militari all’Ucraina. La guerra non ci ha portato nulla di buono, non la vogliono più nemmeno gli ucraini“, ha spiegato nel corso della sua intervista, negando di essere in competizione o in contrasto con altri membri del partito. L’ex generale ha però chiarito di non avere intenzione di cambiare idea solamente per adeguarsi alla linea della Lega.

Non sono una pecora che risponde al fischio del pastore, non sono addomesticabile“, ha dichiarato, aggiungendo di aver sempre voluto rimanere coerente: “Io non ho sostenuto una posizione per mesi e poi ho votato in senso contrario. Non ho detto ‘basta armi’ e poi dato via libera a nuovi aiuti militari“. Eppure, la critica sembra far più male di quanto preventivato.

L’eurodeputato sostiene che, a questo punto, all’Italia non rimangono troppe scelte. Ad oggi o si cambia la propria strategia, oppure sarà necessario entrare in guerra con la Russia, insieme all’Ue e alla Nato. “Non si può continuare ad avere un approccio bellicista e poi rinunciare a quello che è effettivamente la guerra“, ha continuato convinto. La stessa convinzione, poi, arriva quando viene incalzato sulla possibile creazione di un nuovo partito parallelo alla Lega e in competizione con esso. “Sono solo speculazioni politiche e chiacchiere da un anno e mezzo“, ha tuonato. L’obiettivo, quindi, potrebbe essere quello di prendere il controllo del Carroccio stesso.

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