La partecipazione del generale Roberto Vannacci a un convegno sindacale dedicato alla Polizia di Stato accende il dibattito sulla distinzione tra confronto politico e formazione professionale degli agenti. A intervenire è Gianpaolo Trevisi, consigliere regionale veneto del Pd, presidente della Commissione consiliare Legalità ed ex direttore della Scuola di Polizia di Peschiera del Garda, in provincia di Verona.
“La formazione e l’aggiornamento dei poliziotti richiedono contenuti tecnici, competenze riconosciute e una rigorosa neutralità“, afferma Trevisi in una nota. Secondo il consigliere, inserire un esponente di partito tra i relatori di un’iniziativa sindacale può rientrare nel dibattito politico ma è necessario che appuntamenti di questo tipo restino “nettamente distinti” dai percorsi formativi ufficiali della Polizia di Stato.
Trevisi accoglie quindi con favore la chiarificazione del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, che avrebbe escluso la presenza del Questore e qualsiasi valenza di aggiornamento professionale per l’incontro. “Le organizzazioni sindacali svolgono un ruolo importante nel promuovere momenti di approfondimento e possono invitare gli esponenti politici che ritengono opportuno“, aggiunge, sottolineando però la necessità di mantenere una linea di demarcazione trasparente tra dialettica politica e formazione istituzionale.
“La distinzione tra confronto d’opinione e aggiornamento professionale tutela in primo luogo gli agenti, la loro autonomia e la fiducia dei cittadini“, conclude.
Italia Viva: “Piantedosi chiarisca”
Sulla vicenda interviene anche la senatrice di Italia Viva Silvia Fregolent, che contesta l’eventuale riconoscimento formativo dell’iniziativa. “Vannacci che fa formazione ai poliziotti con il benestare del Viminale rappresenta un vulnus istituzionale“, dichiara Fregolent, secondo cui la propaganda politica dovrebbe svolgersi “nelle piazze e nei congressi di partito, non dentro la formazione della Polizia di Stato“.
La senatrice chiede al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di chiarire perché il Viminale abbia ritenuto l’appuntamento compatibile con i principi di neutralità e imparzialità e di revocare, qualora confermato, il riconoscimento dell’iniziativa. Fregolent annuncia inoltre un’interrogazione parlamentare sul caso.
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