“Il paragone tra me e Vannacci non sta minimamente in piedi”. Gianfranco Fini, ex Presidente della Camera, inizia in modo netto la sua intervista al Corriere della Sera. Poi è caustico verso il segretario della Lega Matteo Salvini: “La cifra della sua comunicazione è sempre stata la superficialità, l’approssimazione.”
Il riferimento è alla recente rottura tra il leader del Carroccio e il generale Roberto Vannacci, il quale ha deciso di lasciare il partito di via Bellerio per fondare una nuova compagine politica, Futuro Nazionale. Esprimendo tutta la sua delusione e il suo disappunto, Salvini aveva commentato, riferendosi al militare: “È come Fini, un traditore, è la storia che si ripete e il suo partito farà la fine di Fli…“.
Leggi Anche
Nel 2011, infatti, Gianfranco Fini, già presidente di Alleanza Nazionale poi confluita nel Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi, aveva rotto col Cavaliere e dato vita ad una nuova esperienza politica, Futuro e Libertà per l’Italia.
Fini: “Non ci furono né traditi né traditori, fu l’epilogo di una frattura politica“
Fini sottolinea in modo risoluto la differenza tra la sua storia politica e quella di Vannacci. “Io non me ne sono andato dal Pdl che avevo contribuito a fondare, sono stato dichiarato ‘incompatibile’ da Berlusconi, che mi disse che se volevo ‘far politica’, cioè esprimere le mie opinioni non sempre collimanti con le sue, dovevo dimettermi da presidente della Camera”, ricorda Fini, sottolineando come venne “cacciato” dal Cavaliere al culmine del deteriorarsi del loro rapporto, il quale, nei 15 anni precedenti, era invece stato “fecondo”. “Non ci furono né traditi né traditori, fu l’epilogo di una frattura politica”, taglia corto l’ex Presidente della Camera.
Quanto a Salvini e Vannacci, quindi, ”nulla di minimamente comparabile alla mia storia”, puntualizza Fini, aggiungendo che “la loro è stata una brevissima e spregiudicata convergenza di interessi, senza alcun retroterra e strategia politica.” Secondo l’ex leader di Alleanza Nazionale, Salvini ha candidato Vannacci nella speranza di ottenere facili voti e credendo che non sarebbe stato un problema, mentre il generale, con “spregiudicato tatticismo”, ha usato la Lega per arrivare al Parlamento europeo e lanciare la sua carriera politica.
Il futuro politico di Vannacci
Quando al futuro politico di Vannacci, Fini è molto dubbioso. Anzitutto sul suo posizionamento politico. Secondo l’ex leader di Alleanza Nazionale, infatti, da un lato il generale afferma di voler essere un interlocutore del centrodestra, ma dall’altro parla di una destra “senza compromessi”, probabilmente “radicale e antisistema”. Insomma, “dovrà spiegarsi”, anche se di una cosa l’ex Presidente della Camera si dice sicuro: “Sul posizionamento dell’Italia sul piano internazionale, su immigrazione, diritti civili, non potrà continuare a stare con Putin, a parlare di remigrazione, a negare la parità di genere”.
Quanto al suo elettorato, Fini prevede che potrà raccogliere i voti di frange estremiste, di chi solitamente non vota, di chi si riconosce in movimenti antisistema, ma non crede che andrà oltre le percentuali della soglia di sbarramento per l’ingresso in Parlamento.
Nessun pericolo per il centrodestra, quindi? Fini avverte che FdI e Lega non devono assolutamente sottovalutarlo, puntando invece a “togliere sostanza” alle sue proposte sovraniste e ipernazionaliste, giacché “il ciclone Trump, il neo-revanscismo russo e la crescita cinese” ne hanno dimostrato la sterilità. “Solo stando in un’Europa meno burocratica e più unita, con sovranità condivisa, potremo essere ‘padroni a casa nostra’”, ha concluso Fini.
© Riproduzione riservata


