Il caso dell’Urbanistica di Milano continua a sorprendere. Nella mattinata di oggi, la Cassazione ha respinto il ricorso della Procura di Milano, confermando i provvedimenti del Riesame con cui lo scorso agosto sono stati revocati gli arresti domiciliari per il Ceo di Coima, Manfredi Catella, per uno dei componenti della Commissione paesaggio del Comune, Alessandro Scandurra, e la misura cautelare del carcere per il patron di Bluestone, Andrea Bezziccheri. Come riporta Agi, i sopra citati sono tutti indagati a vario titolo con le ipotesi di corruzione, false dichiarazioni e induzione indebita.
Alla base della decisione della Corte vi sarebbe l’assenza di gravi indizi sulla presunta corruzione all’interno della maxi inchiesta sulla gestione dell’urbanistica. Dopo l’udienza di ieri, la sesta sezione penale della Suprema Corte ha depositato il dispositivo della sentenza con cui ha dichiarato “inammissibile” il ricorso della Procura di Milano. Le motivazioni della sentenza saranno pubblicate nelle prossime settimane e chiariranno i punti affrontati dalla Corte. Già ieri, il sostituto Pg della Cassazione, Cristina Marzagalli, aveva chiesto di dichiarare infondati i ricorsi presentati dalla Procura contro i provvedimenti del Riesame per Scandurra e Bezziccheri.
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Nei giorni scorsi, invece, la stessa pg aveva proposto tramite intervento scritto il rigetto di impugnazione dei pm milanese su Catella. Nell’atto, aveva riportato che “le risultanze in atti non dimostrano la formazione, né l’operatività di un accordo corruttivo tra Scandurra e Catella“, in quanto non sarebbe possibile sostenere che “i pagamenti delle fatture da parte” di Coima “siano riconducibili ad un accordo corruttivo anziché correlate ad attività professionale effettivamente da Scandurra e regolarmente contabilizzata“. La stessa linea è stata adottata per il costruttore Bezziccheri.
I pm Petruzzella, Filippini e Clerici, con l’aggiunta Tiziana Siciliano hanno invece sostenuto che il Riesame non aveva preso in considerazione il “sistema” dell’urbanistica milanese, ma aveva portato avanti una “disanima automistica” e così ha “giustificato a prescindere tutte le condotte di Catella e Scandurra“, non valutando “la correlazione tra l’esercizio della funzione pubblica e il conseguimento di vantaggi privati” nei rapporti corruttivi tra imprenditori e Commissione paesaggio, che col via libera alle operazioni immobiliari sarebbe stata al centro del meccanismo illecito.
La Procura ha poi commentato, sostenendo che il Tribunale “ha smontato l’orologio per dimostrare che nessun singolo ingranaggio è un orologio“. Intanto, a Milano proseguono altri procedimenti e processi per i reati di abuso edilizio, lottizzazione abusiva e falso, oltre alle indagini per corruzione, che hanno portato al sequestro di cantieri, grattacieli e torri.
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