Un fulmine ha scosso il cielo sereno dellaGalleria degli Uffizidi Firenze: lo storico dell’arte e saggista italianoTomaso Montanarisi è dimesso dal comitato scientifico dopo le nomine governative nel nuovo consiglio d’amministrazione. Le parole usate per motivare la scelta sono state dure: “Si riempiono la bocca con la parola ‘nazione’, ma questa è ‘fazione’ Ilpatrimonio culturale della patria distrutto dai patrioti.Si stanno prendendo tutto“.
Le dimissioni sarebbero arrivate dopo la nomina di quelle che il ministero considera “impeccabili figure tecniche“, comeCarlo Deodato, segretario generale della Presidenza del Consiglio, eCarman Bambach, storica dell’arte e curatrice delMetropolitan Museum di New York. Una scelta che ha però acceso il dibattito.
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La replica del ministro della Cultura,Alessandro Giuli,non si è fatta attendere. CitandoPalmiro Togliattidopo l’uscita dal Pci diElio Vittorini,il titolare del dicastero ha commentato: “Montanari se n’è ghiuto, e soli ci ha lasciato“. Poi ha rincarato la dose sulle motivazioni delle dimissioni: “Appaiono per lo meno al di sotto di ogni sospetto nella loroveste pretestuosa e decisamente deludenti,considerando la sua incompresa caratura intellettuale“.
Lo scontro politico
Se Giuli ha mostrato apertamente il proprio disappunto, gli esponenti delMovimento Cinque Stellein Commissione Cultura hanno seguito una linea opposta, definendo le dimissioni “un atto dicoerenza che merita rispetto“. Secondo i pentastellati, un’istituzione culturale come gli Uffizi non dovrebbe trasformarsi in un “terreno di occupazione politica del governo Meloni” e chi ha a cuore l’autonomia della cultura avrebbe il dovere didenunciarlo.
Sul fronte delle nomine, il M5S ha parlato apertamente di “lottizzazione culturale“, sostenendo che il criterio dell’appartenenza abbia prevalso su quello della competenza. In questo modo, a loro giudizio, “uno dei più importanti musei del mondo” verrebbe piegato alogiche di parte. Per questo Montanari avrebbe scelto di uscire di scena, rifiutandosi di “fare da foglia di fico a questa deriva“.
I parlamentari del Movimento hanno inoltre annunciato un’interrogazione al ministro Giuli,chiamato a rendere conto di quelle che ritengono scelte politicamente orientate.
Il precedente della Biennale
Il caso Uffizi irrompe nel più ampio dibattito sul rapporto trapolitica e cultura,tornato al centro dell’attenzione negli ultimi mesi anche per le polemiche legate allaBiennale di Veneziae alla decisione del presidentePietrangelo Buttafuocodi riaprire il padiglione russo in vista della 75esima edizione.
Anche in quel caso la motivazione rivendicata dall’istituzione veneziana era chiara:libertà e autonomia della cultura. Il ministero della Cultura, però, ha mostrato una sensibilità diversa sul tema. Secondo questa impostazione, l’autonomia culturalenon può essere completamente separata dal contesto geopolitico, soprattutto mentre il conflitto tra Russia e Ucraina resta aperto e Mosca continua a mantenere una posizione distante da quella dell’Unione Europea.
Lo scontro tra queste due visioni ha alimentato unlungo confronto pubblico, arrivando a incrinare anche i rapporti tra Buttafuoco e Giuli, amici prima ancora che protagonisti della vita culturale e politica italiana.
Uffizi: il dibattito che si riaccende
Si tratta di questioni che toccano temisocialmente e culturalmente rilevanti, capaci di alimentare la riflessione pubblica ma anche di generare tensioni. Nel caso degli Uffizi, la tensione è esplosa con le dimissioni di Tomaso Montanari, lasciando un vuoto nel comitato scientifico e riaprendo il confronto sul delicato equilibrio tra autonomia delle istituzioni culturali e indirizzo politico.
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