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Trentini ancora in carcere, Meloni apre a Rodriguez dopo la telefonata con Machado: “Ora il rilascio è più vicino”

Secondo fonti coinvolte nella mediazione, il cooperante italiano sarebbe stato inserito in una lista di circa 40 detenuti destinati alla scarcerazione. Un passo in avanti che sarebbe stato possibile soprattutto grazie al ruolo svolto dagli Stati Uniti, che anche in questa occasione hanno svolto il ruolo di mediatori

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Alberto Trentini tornerà a casa? È questa la domanda a cui per il momento non sembra esserci una risposta certa. Il cooperante italiano è detenuto nel carcere di Rodeo, a Caracas, dal novembre 2024. Più di un anno di carcerazione senza accuse ufficialmente formalizzate e senza la sicurezza di poter avere un processo giusto. L’apertura del governo venezuelano alla liberazione dei detenuti politici stranieri e il ritorno in libertà di due connazionali tra l’8 e il 9 gennaio hanno riacceso le speranze di autorità e famigliari.

Il giornalista e militante Biagio Pilieri e il petroliere Luigi Gasperini sono stati i primi cittadini italiani ad essere rilasciati e a poter riabbracciare i propri cari. Entrambi si trovavano in carcere dall’agosto 2024 per accuse legate al terrorismo. Con la loro liberazione, l’Italia intera è tornata ad avere fiducia in un possibile ritorno a casa di Trentini. I prigionieri italiani nelle carceri venezuelane sono in realtà 28, ma il caso del cooperante ha attirato una certa attenzione a causa del costante lavoro di sua mamma Armanda affinché non venisse dimenticato da popolo e istituzioni.

Così, ieri, durante la conferenza stampa di inizio anno, a Meloni è stato chiesto di chiarire quali sono i dettagli delle operazioni per la sua liberazione. Il premier ha sottolineato che il suo esecutivo è al lavoro per la liberazione di Trentini ormai da 400 giorni e che non smetterà con il proprio operato, finché Armanda non potrà riabbracciare suo figlio, con la consapevolezza che è finalmente al sicuro.

Il piano italiano per riportare a casa Alberto Trentini

Il governo, comunque, mantiene il massimo riserbo sulle trattative con il Venezuela. Ieri, però, sono diventati pubblici alcuni passaggi che assumono un’importanza fondamentale. Mentre la legge del più forte sembra diventare sempre più imperante nel mondo, l’Italia ha scelto di agire con la diplomazia delle parole. “Seguo con attenzione la situazione in Venezuela e auspico che con la presidente Delcy Rodriguez si apra una nuova stagione di relazioni costruttive tra Roma e Caracas“, è il messaggio che Meloni ha diffuso poco prima della conferenza stampa.

Una nota che potrebbe apparire trascurabile, ma che in realtà è una piena legittimazione del nuovo governo venezuelano, dopo il mancato riconoscimento di quello di Nicolas Maduro. Una scelta ribadita anche nel corso del dialogo con i giornalisti: “Il segnale dato dalla presidente venezuelana è nel senso della pacificazione. Lo cogliamo e penso anche che possa rappresentare un elemento molto importante nella relazione tra l’Italia e il Venezuela“.

Una volontà di lasciarsi alle spalle il passato e di rassicurare la stessa Rodriguez, che sembra si fosse particolarmente irrigidita dopo la telefonata tra Meloni e la leader delle opposizioni Maria Corina Machado. Un colloquio avvenuto a poche ore dall’arresto di Maduro e che segue anni in cui le due leader sono rimaste in contatto e hanno condiviso visioni e opinioni. Un gesto, però, che avrebbe rischiato di mandare in frantumi il rapporto tra Roma e Caracas ancor prima dell’insediamento del nuovo governo.

Le conseguenze dell’apertura al governo di Rodriguez

Ora, a seguito di queste distensioni, è possibile che il rientro di Trentini in Italia sia più semplice. Secondo fonti coinvolte nella mediazione, il cooperante italiano sarebbe stato inserito in una lista di circa 40 detenuti destinati alla scarcerazione. Un passo in avanti che sarebbe stato possibile soprattutto grazie al ruolo svolto dagli Stati Uniti, che anche in questa occasione hanno svolto il ruolo di mediatori. Solo pochi giorni fa, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aveva parlato di un colloquio positivo con il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio, proprio sul fronte dei prigionieri politici a Caracas.

Ora, il nodo principale resta quello delle tempistiche. Ufficialmente non è possibile fare previsioni, ma sembra che l’attesa non debba essere eccessivamente lunga, soprattutto se si considera che in questo momento il Venezuela sta procedendo con la scarcerazione di coloro che si trovano detenuti nello stesso carcere di Trentini. Per quanto riguarda le modalità con cui giustificare la scarcerazione di detenuti in attesa di giudizio o già condannati, sembra che il governo venezuelano stia propendendo per un provvedimento di amnistia.

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