Stellantis, la politica contro il “no” di Elkann al Parlamento: l’azienda conferma guidance finanziaria

Shclein, Meloni, Conte, Calenda e la Lega si sono uniti in un'unica battaglia: quella contro il rifiuto del Presidente di Stellantis di presentarsi alla Camera per discutere del futuro dell'azienda in Italia. Il premier ha duramente criticato la decisione di Elkann, sostenendo che "si continuerà a dialogare senza sudditanza e condizionamenti"

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Non ho nulla da aggiungere rispetto a quanto illustrato dall’amministratore delegato Carlos Tavares“, con queste parole John Elkann ha mandato in subbuglio la politica italiana, sia a destra sia a sinistra. Il Presidente di Stellantis, uno dei principali costruttori automobilistici al mondo, ha rifiutato di presentarsi in Parlamento per discutere del futuro dell’azienda in Italia e quindi per essere ascoltato su una questione direttamente legata con il benessere dell’economia e della produttività della Nazione, irritando i maggiori esponenti politici del Paese.

Le critiche sono giunte da ogni partito politico, tanto da aver creato un insolito fronte unito e bipartisan che avrebbe assunto dimensioni quasi utopiche. Lo smacco di Elkann ha quindi dato avvio ad una nuova bufera, che ha costretto anche il Presidente del Consiglio ad intervenire. “Ha mancato di rispetto al Parlamento. Gli sfuggono dei fondamentali, le Camere sono diverse dal governo. Quello con Stellantis è un dialogo che continueremo a fare senza sudditanza e condizionamenti” ha infatti tuonato Giorgia Meloni, alla fine della giornata, dopo quasi tutti gli altri leader di partito.

Il presidente della commissione Attività produttive della Camera, Alberto Gusmeroli, ha già annunciato la sua intenzione di rinnovare l’invito a Elkann a presentarsi in Parlamento. Intanto, un primo incontro formale è previsto per il 14 novembre, ovvero quando il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha convocato il tavolo Stellantis. Tale vertice non è però abbastanza per i sindacati che hanno chiesto, in audizione alla Camera, che il confronto si sposti a Palazzo Chigi. Intanto, nel mezzo della bufera, Stellantis ha confermato la guidance finanziaria per il 2024, che era stata aggiornata lo scorso 30 settembre.

La conferma è giunta tramite una nota dell’azienda in occasione della presentazione dei conti dei primi nove mesi. Secondo la nota, nel terzo trimestre 2024 l’azienda ha registrato ricavi netti per 33 miliardi di euro, in calo del 27% rispetto allo stesso periodo del 2023, giustificato da “minori consegne e un mix sfavorevole, oltre all’impatto dei prezzi e dei cambi“. Secondo le stime, infatti le consegne sarebbero diminuite del 20% su base annua. Nonostante ciò Stellantis resta speranzosa, visti i buoni profitti ottenuti con la presentazione del nuovo catalogo, che prevede il lancio sul mercato di 20 nuovi prodotti.

Stellantis, le critiche bipartisan contro John Elkann

La decisione di John Elkann, che ha comunque voluto sottolineare che “l’azienda è aperta al dialogo con tutte le Istituzioni, come da sempre il gruppo fa in tutti i Paesi in cui è presente, Italia in primis“, avrebbe quindi infastidito l’intera politica italiana, che insorta contro il Presidente di Stellantis. “Occorre stigmatizzare il suo atteggiamento” ha infatti dichiarato la segretaria del Pd Elly Schlein, chiedendo di dare la giusta importanza e scegliere le giuste conseguenze per evitare che altri prendano esempio dall’erede della famiglia Agnelli.

La segretaria del Pd Elly Schlein
La segretaria del Pd Elly Schlein

Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha invece sottolineato che la richiesta di audizione in Parlamento non aveva lo scopo di “mettere qualcuno sul banco degli imputati ed esporlo al pubblico disonore” ma di “trovare tutti insieme la possibilità di uscire fuori dalle difficoltà“. Una linea di pensiero che è stata condivisa anche dai sindacati che hanno dichiarato: “Come Scholz si occupa della questione Volkswagen Meloni si deve occupare della questione Stellantis“.

L’occasione però non è stata colta e la Lega ha sostenuto che la decisione di Elkann sarebbe una “vergognosa offesa alle istituzioni, perché prima Stellantis prende i soldi e scappa all’estero, ora John Elkann diserta il Parlamento“, per poi aggiungere: “La sua presenza è un obbligo, non solo morale, per rendere conto al Paese di una gestione scellerata nonostante gli enormi contributi pubblici“. Carlo Calenda, leader di Azione, nutre invece ancora molte speranze e dichiara che il vertice tra il Parlamento e il Presidente di Stellantis avverrà, perché questo “ha il dovere di rispondere“.

Stellantis, l’irritazione di Adolfo Urso

Uno dei pochi esponenti del governo che non si è scagliato contro la decisione di John Elkann è stato Adolfo Urso, ministro per le Imprese e il Made in Italy. Quest’ultimo infatti si sarebbe mostrato piuttosto irritato dalla decisione di Gusmeroli di convocare Elkann, in quanto questo sarebbe stato coinvolto in un dialogo con il suo ministero. Urso, quindi, si sarebbe visto sottrarre uno dei suoi compiti principali e la sua reazione non sembrerebbe essere stata pacata.

Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy
Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy

Gli stessi sindacati, però, avrebbero riconosciuto che ad oggi la questione non è più gestibile dal ministero di Urso, in quanto questo si sarebbe mostrato per il momento inefficace nel tentativo di mediare con l’azienda che fa capo all’erede di Elkann. Ferdinando Uliano, numero uno della Fim Cisl, ha infatti dichiarato che “la presidenza del Consiglio è la sede adeguata per uno scambio virtuoso“, mentre il segretario nazionale Uilm, Gianluca Ficco, ha direttamente criticato l’azione del ministero, dichiarando che il dialogo aperto con Stellantis si è rivelatoimproduttivo e addirittura controproducente“.

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