Sisma Emilia, Mattarella: «Per ripartenza serve unità intenti, partecipazione e impegno» 

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Oggi le celebrazioni per ricordare le vittime del terremoto che il 20 maggio 2012 ha colpito le zone di Modena e Ferrara. A Medolla, città epicentro della seconda ondata di scosse, arriva il presidente della Repubblica: «La chiave della ripartenza è la solidarietà»

Giornata intensa in Emilia Romagna: oggi cade il decimo anniversario del terremoto che provocò 28 morti, 300 feriti oltre 45mila sfollati. Presenti alle celebrazioni nel teatro Facchini di Medolla, cittadina epicentro delle scosse del 29 maggio, anche il presidente Sergio Mattarella e il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. 

«Ricordiamo oggi le vittime, i tanti feriti, le migliaia di sfollati, le comunità segnate profondamente da smarrimento e angoscia – commenta il capo di Stato – I comuni di questo territorio e la loro gente hanno reagito con la laboriosità, con il desiderio di rinascita, con la solidarietà che li accompagna: i sentimenti più forti per affrontare e superare i momenti della disperazione». 

Mattarella ricorda che la ripartenza dell’Emilia e i risultati raggiunti nella ricostruzione dei crolli sono stati possibili solo con la solidarietà e l’unità del popolo italiano. Il riconoscimento va anche alle istituzioni che si sono impegnate in prima linea in modo concorde. 

Il presidente della Repubblica ricorda il danno economico provocato dal sisma alle numerose aziende della zona: «Il terremoto ha colpito una delle aree più produttive del Paese e ha rischiato di spezzare filiere, oltre che reti logistiche, essenziali per la competitività del nostro sistema. Tutto ciò che si è sviluppato per la ricostruzione ha un nome: cooperazione istituzionale. Che vuol dire confronto aperto, partecipazione, impegno, convergenza, e infine unità d’azione». 

Il pensiero va poi alla pandemia che da più di due anni ha reso più difficili le condizioni economiche, già complicate, della zona, fino alla più recente gara di solidarietà per l’accoglienza dei profughi ucraini come «prova che la solidarietà resti sempre un filo robusto delle nostre vite». 

«Dal terremoto e dalla pandemia sono giunti degli ammaestramenti, delle esperienze. La forza di una comunità risiede nella partecipazione, nel rendersi conto che ciascuno di noi – nessuno escluso – ha bisogno degli altri», conclude, infine, Mattarella. 

L’accoglienza del capo di Stato è stata calorosa, salutato dai bambini del comune modenese con bandierine tricolori. Presente anche la delegazione politica, con il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, il sindaco di Medolla, Alberto Calciolari e il prefetto di Modena, Alessandra Camporota. 

Il presidente della Repubblica farà poi tappa a Finale Emilia, altro paese cuore delle scosse del maggio 2012. 

Ministro Istruzione Bianchi: «Scuole sono un punto di riferimento» 

«Le scuole ricostruite sono diventate un punto di riferimento, un catalogo a cielo aperto di cosa sono gli istituti che stiamo costruendo sul territorio nazionale», così il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, accoglie Mattarella al teatro Facchini di Medolla. 

«Il giorno del terremoto ci impegnammo per riaprire le scuole il 17 settembre. Lo abbiamo fatto perché c’è stato l’impegno di tutta questa gente meravigliosa». 

Errani: «Abbiamo ricostruito una strada per il Paese» 

«Siamo partiti che non c’era quasi nulla di impostato, m abbiamo ricostruito una strada che certamente è stata utile e sarà utile per il Paese», Vasco Errani, ex presidente della Regione Emilia Romagna in carica quando ci fu il terremoto del maggio 2012, commenta così l’avvio delle celebrazioni per il decennale del sisma. 

«Quando un terremoto arriva, lo fa in un territori che ha la sua cultura, la sua popolazione, le sue caratteristiche economiche e sociali. Non esiste un modello, non esiste uno schemino da applicare. Occorre avere la flessibilità e la capacità di interpretare quel territorio, altrimenti è difficile ricostruire», continua l’ex presidente. 

Errani ricorda poi lo sforzo collettivo degli emiliani colpiti dalla tragedia: «Quello che mi ha sempre mosso è stata la reazione delle persone. Dal primo giorno, dalla prima scossa, una reazione forte che mi ha fatto capire che ce la potevamo fare e non era tempo di riflessioni negative. Bisognava uscire al più presto dall’emergenza, come abbiamo fatto per la ricostruzione. Possiamo dire che è un’esperienza riuscita». 

Curcio: «Ricostruzione difficile, ma abbiamo dato un segnale ai cittadini»

Il capo dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio, ricorda le difficoltà operative nella ricostruzione del territorio, fra normative complesse e la produzione industriale della zona completamente distrutta. 

«Da una parte c’era una norma che non rendeva il sistema pienamente operativo. Avevamo grosse difficoltà, non potevamo intervenire sulle aziende. Quanta fatica si fece per quelle attività che sono il cuore di questo territorio – commenta Curcio – Fu complicato perché il sisma colpì la produzione del territorio e del Paese»

Uno sguardo poi anche al futuro: «Ora è giusto guardare alle sfide che abbiamo di fronte, fino alla guerra in Ucraina che ha comportato l’accoglienza in Italia di 120 mila persone in tre mesi. L’osservazione di quanto fatto di buono in Emilia deve spingerci a fare di più nei processi di ricostruzione in corso. Queste sono le nostre sfide». 

Nek canta l’Inno di Mameli

Filippo Neviani, in arte Nek, è l’artista scelto per aprire le celebrazioni per il decennale del sisma. Il cantante, originario di Sassuolo, intona l’Inno di Mameli e ricorda le vittime: «Ricordiamo chi ha perso la vita, chi ha dovuto organizzarsi perché la casa si è distrutta, chi ha dovuto fare i conti con un cambio completo di esistenza». 

Nek nel 2012 organizzò un concerto di solidarietà dopo il terremoto che coinvolse moltissimi nomi noti dello spettacolo e della musica. Prima di entrare nel teatro di Medolla per le celebrazioni, il cantante ricorda: «Fu bellissimo stringerci con amici e colleghi per farci forza, ricordo che c’era l’amico Fabrizio Frizzi che presentò quell’evento. Ci sono ricordi molto forti». 

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