“Genova è una città che sa ancora resistere“, con questa frase si apre l’intervista che la sindacaSilvia Salisha rilasciato al direttore deLa Stampa,Andrea Malaguti. Una dichiarazione che non è solo un omaggio alla sua città, ma anche la chiave di lettura di tutto il suo percorso politico. Nelle sue parole emerge un legame forte con Genova, una città che, come lei stessa suggerisce, ha fatto dellaresilienzauna parte della propria identità.
Salis ha quarant’anni ed è arrivata alla guida del capoluogo ligure dopo una lunga carriera nellosport. È stata una dellemartellistepiù forti dell’atletica italiana, con partecipazioni olimpiche e numerosi titoli nazionali. Un passato che, racconta, continua a influenzare il suo modo di guardare alla politica.
Leggi Anche
Lo sport, spiega, le ha insegnato prima di tutto ilrispetto:rispetto per l’avversario, per il risultato e per le regole del gioco. Un principio che, a suo dire, spesso manca nel dibattito politico. “In politica è normale qualsiasi denigrazione“, osserva, descrivendo un clima in cui meritocrazia e rispetto sembrano passare in secondo piano. Proprio per questo negli anni ha deciso di reagire anche sul piano legale agli attacchi e agli insulti ricevuti. Non per spirito polemico, ma per ribadire un principio semplice:a ogni azione corrisponde una responsabilità.
Radici culturali e identità politica
Sul piano ideologico, Salis prende le distanze dalcomunismo, un’idea politica a cui era invece vicino suo padre. Non lo fa con spirito polemico, ma con unosguardo generazionale, per lei quella stagione appartiene a un altro tempo storico. Allo stesso tempo riconosce quanto quelretroterra culturaleabbia inciso sulle sue convinzioni, soprattutto su temi come il lavoro, la giustizia sociale e i diritti. Oggi, spiega, il suo riferimento è unavisione progressistacapace di parlare al presente senza rinnegare ciò che ha costruito il passato.
Anche sul piano personale la sindaca definisce con chiarezza la propria posizione: si dichiaracattolica, ma crede fermamente nellalaicità delle istituzioni.La fede, per lei, è una dimensioneprivata, lontana da ogni spettacolarizzazione. Per questo guarda con distacco alle immagini che hanno fatto il giro del mondo del presidente americano,Donald Trumpin preghiera nello Studio Ovale: “immagini macchiettistiche di una religione che diventa folclore“, le definisce, segnando una distanza netta tra spiritualità e propaganda.
L’antipolitica e la vittoria a Genova
Proprio parlando di Trump, Salis individua una delle ragioni del suo successo: lacapacità di alimentare un messaggio conservatore e nostalgico, fondato sull’idea di un ritorno al passato. Un meccanismo che, a suo avviso, si ritrova anche in Europa e in Italia.
Curiosamente, però, la stessa sindaca riconosce che la sua vittoria a Genova è stata in parte favorita da un fenomeno simile, seppur con segno opposto. “Non avevo mai fatto politica”, racconta, e proprio questa distanza dal sistema tradizionale è stata percepita dagli elettori come un valore perché “In qualche modo è la vittoria dell’antipolitica: oggi viene premiato chi si presenta come esterno al sistema“.
Ambizioni e futuro
Salis non nasconde di avereambizioni nazionali. È giovane, sottolinea, e sa che una carriera politica richiede tempo. Se un giorno dovesse trovarsi a guidare il governo, uno dei temi su cui interverrebbe con decisione sarebbe l’evasione fiscale, magari utilizzando strumenti tecnologici avanzati, persino programmi basati sull’intelligenza artificiale, per individuare chi non paga le tasse.
Per ora, però, la sua priorità restaGenova. L’esperienza da sindaca, dice, è “formativa e gratificante”. Il suo obiettivo è chiaro:trasformare la città in un luogo capace di trattenere e attrarre i giovani. Tra le idee c’è anche quella di candidare Genova come sede delle discipline veliche nel caso in cui le Giochi Olimpici dovessero tornare in Italia.
Il confronto politico
Guardando al panorama nazionale, Salis non crede che le prossime elezioni saranno facilmente vinte dalcentrodestra. Le tensioni internazionali, sostiene, stanno complicando il quadro e potrebbero incidere sulla credibilità dell’attuale maggioranza.
Della premierGiorgia Meloniriconosce la capacitàstrategica, mentre della segretaria del Partito Democratico,Elly Schlein,sottolinea lalealtàpersonale.
Per Salis la differenza tra i due campi politici resta però netta, “il centrodestra parla allapaura, il centrosinistra allasperanza“. Ed è proprio su questa idea che immagina un progetto progressista del centrosinistra capace di tornare a parlare concretamente di sicurezza, sanità e lavoro.
Donne al potere, una strada ancora lunga
Il tema delledonneal potere chiude l’intervista e forse ne rappresenta il passaggio più significativo. L’impressione diffusa, osserva Salis, è che il cosiddetto “tetto di cristallo” sia ormai stato infranto. La realtà, però, racconta altro. In Italia il divario di genere resta profondo: glistipendi delle donne sono più bassi, nei ruoli manageriali la presenza femminile è ancora minoritaria e una donna su tre non lavora. Un dato che non è solo sociale ma anche economico: senza investimenti e politiche mirate, spiega, queste disuguaglianze continueranno a frenare il Paese.
Ed è forse qui forse che la figura di Silvia Salis assume un valore simbolico. Una giovane donna che arriva dallo sport, entra in politica quasi per caso e finisce per guidare una delle città più importanti d’Italia. La sua storia racconta cheil potere può cambiare volto, ma anche che il cambiamento non è mai automatico. Servono scelte, coraggio e una generazione pronta a mettere in discussione ciò che sembrava immutabile. Perché ogni volta che una donna conquista uno spazio di responsabilità, non cambia solo una carriera ma l’idea stessa di chi può guidare il futuro.
© Riproduzione riservata













