La morte di Youssef Abanoub, il 18enne accoltellato lo scorso venerdì da un compagno di scuola proprio mentre si trovava in classe, ha scatenato una riflessione urgente sullo stato di sicurezza del nostro Paese. Un omicidio compiuto con un’arma bianca all’interno delle mura scolastiche, ovvero un luogo in cui la cultura del rispetto e della comunità sono i veri pilastri fondanti, ha lasciato sconvolti la comunità politica e l’opinione pubblica. Ora, sembrano non essere sicure neanche le scuole.
Una generalizzazione dettata dal panico del momento, dalla paura che ora questo fenomeno possa verificarsi anche in altri istituti, dando inizio ad una ondata di violenza senza precedenti. Il tutto continuando ad osservare come i dati sulla delinquenza giovanile continuino ad aumentare pericolosamente. Di fronte a questa situazione, la politica ha cercato di dare delle risposte, convincendo i cittadini che la soluzione al problema esistesse veramente.
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Sicurezza, la nuova stretta della Lega
In primis, il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha aperto alla possibilità di maggiori controlli sugli studenti, magari anche con l’utilizzo di metal detector. Oggi, invece, a intervenire sulla questione è stata la Lega di Matteo Salvini, che ha aperto a nuove norme ad hoc a inserire nel nuovo decreto sicurezza. Si tratterebbe di misure specifiche riguardanti i giovani stranieri che delinquono e non rispettano le leggi italiane.
Questa si aggiungerebbe alla norma anti-coltelli e all’introduzione del reato per chi non si ferma all’alt delle forze dell’ordine. Nel caso in cui questi ragazzi stranieri commettessero un reato, allora il decreto vieterebbe loro il ricongiungimento facile con i loro famigliari, il taglio dei benefici dell’accoglienza e rimpatri più efficaci per i minori arrivati in Italia senza parenti. “Per la Lega sono proposte prioritarie“, si legge nella nota rilasciata dal partito.
Sicurezza, l’ipotesi dei metal detector a scuola
Tornando alla proposta del ministro Valditara, i metal detector sarebbero utilizzati solo in situazioni specifiche, ovvero in istituti in cui il corpo docenti ritiene che possano esservi situazioni di pericolo. In sostanza, i controlli non verranno effettuati in maniera generalizzata, ma solamente in contesti particolari. Il tutto sia per evitare generalizzazioni che per questioni di costi.
Osservando altri Paesi che già hanno applicato queste forme di deterrenza contro la violenza, si nota che i costi di queste misure di protezione non sono indifferenti. Nel Regno Unito, ad esempio, dove da anni si effettuano questo tipo di controlli, si è deciso di installare dei portali fissi nelle scuole secondarie. Il costo medio di questi dispositivi arriverebbe a superare i 4mila euro.
Una misura, quella dei metal detector fissi, che finora non è stata presa in considerazione dal nostro Paese. Per il momento, c’è l’intenzione di attuare un piano simile a quello già in corso in alcuni istituti del napoletano. Qui le pattuglie di polizia e carabinieri in diverse occasioni sono arrivate fuori dalla scuola per fare i controlli.
Questi sarebbero svolti o attraverso le cosiddette “bacchette” o con i “varchi a portale” mobili. In entrambi i casi, il funzionamento si basa sulle regole del campo magnetico. Quando un oggetto metallico lo attraversa si genera un disturbo che attiva un segnale e quindi l’allarme acustico. È possibile rilevare metalli ferrosi e non ferrosi, tra cui ferro, acciaio, oro, rame e alluminio.
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