Nessun ritorno alla didattica a distanza da qui alla fine dell’anno scolastico. Ilministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara interviene in modo netto per chiudere il dibattito apertosi negli ultimi giorni:“La Dad non è contemplata”,ha dichiarato, mettendo fine alle ipotesi circolate sulla possibilità di un suo utilizzo per fronteggiare il caro carburanti.
L’allarme era stato lanciato dal sindacato Anief, guidato da Marcello Pacifico, che aveva prospettatouno scenario in cui, per contenere i costi legati agli spostamenti e al lavoro in presenza, si potesse tornare temporaneamente alla didattica online.Una proposta inserita in un contesto più ampio, legato all’aumento del costo della vita e alle difficoltà economiche che coinvolgono lavoratori e famiglie.
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Perché la proposta del ritorno alla DAD
Secondo il sindacato, l’eventuale estensione dello smart working nel settore pubblico avrebbe potuto accompagnarsi a un ritorno, anche parziale, della Dad nelle scuole.Un’ipotesi che avrebbe contribuito a ridurre l’impatto economico degli spostamenti quotidiani, in particolare per docenti e personale scolastico.
Ma la risposta del Ministero è stata immediata e senza aperture.Il governo, almeno per questa parte finale dell’anno, non intende rimettere in discussione la centralità della didattica in presenza, considerata ormai un punto fermo dopo le difficoltà emerse durante la pandemia.A opporsi con decisione all’idea di un ritorno alla Dad è stata anche la Rete della scuola in presenza, che riunisce docenti, famiglie e operatori del settore.
La DAD come esperienza negativa
Il giudizio sull’esperienza degli anni passati è per lo più negativo: la didattica a distanza, pur necessaria, avrebbe prodotto effetti negativi significativi sul piano psicologico, educativo e relazionale.Particolarmente critico il bilancio per gli studenti più fragili.Secondo gli aderenti alla rete, la Dad ha amplificato le disuguaglianze, penalizzando chi già si trovava in condizioni di difficoltà e compromettendo l’inclusione degli alunni con disabilità.
Inoltre, avrebbe limitato fortemente la dimensione sociale della scuola, considerata essenziale per lo sviluppo dei più giovani.Da qui la contrarietà a qualsiasi ipotesi di ritorno, anche temporaneo. L’idea che la scuola possa essere nuovamente sacrificata, questa volta per ragioni economiche legate a uno scenario internazionale complesso, viene definita inaccettabile non solo sul piano educativo, ma anche su quello culturale e civile.
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