La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein chiude la Festa dell’Unità di Reggio Emilia e dal palco dell’Arena Campovolo lancia un messaggio netto agli alleati e ai possibili competitor alle primarie: “Se faremo le primarie, vinceremo“.
La segretaria dem rivendica anche la propria permanenza alla guida del partito, ricordando le previsioni di chi scommetteva su una sua breve durata. “Avevano scommesso che non sarei durata sei mesi e invece sono lieta di aver fatto il mio quarto discorso di chiusura della Festa dell’Unità. Sono felice di essere l’unica segretaria che ha concluso il suo mandato“, dice davanti a circa 10mila persone.
Schlein guarda quindi alla corsa per Palazzo Chigi e rivendica la propria disponibilità a guidare un eventuale governo di centrosinistra. “C’è chi non vuole una donna di sinistra a Palazzo Chigi. Io posso solo offrire le mie aggravanti personali essendo donna, avendo 40 anni ed essendo libera, ma se questo vuole il Paese io sono qui“.
“Prima il programma, poi decideremo”
La road map indicata dalla segretaria parte dall’”affinamento del programma“. Solo dopo, spiega, si deciderà con gli alleati se arrivare a un accordo oppure alle primarie. Schlein rivendica il lavoro “testardamente unitario“ portato avanti dal centrosinistra, dal salario minimo alle iniziative sulla sanità e sul contenimento dei costi dell’energia, fino alle mobilitazioni sulla guerra a Gaza.
Poi l’appello agli alleati: “Una sfida così non si affronta da soli, non abbiamo pretesa di autosufficienza“. E cita Enrico Berlinguer: “Diamo noi un pensiero lungo al Paese“.
Conte: “Programma scritto e paletti chiari”
Proprio sul terreno dell’alleanza arrivano però le condizioni di Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 Stelle chiede un programma “scritto, firmato nero su bianco con l’inchiostro e controfirmato“.
Conte invoca inoltre “paletti di prevenzione” per impedire che una singola forza possa avere una “golden share” o un potere di ricatto sugli obiettivi strategici della coalizione. Un riferimento che richiama anche la precedente esperienza del governo Conte II e, indirettamente, il ruolo di Matteo Renzi.
Ucraina, resta lo scontro nel centrosinistra
Il nodo più delicato resta però il sostegno militare a Kiev. Conte ribadisce che, qualora Schlein o un altro candidato arrivasse alla guida del centrosinistra, non dovrà esserci un via libera automatico a nuove forniture di armi.
Sul fronte opposto, il mondo riformista del Pd difende la linea sull’Ucraina. Lorenzo Guerini replica che il sostegno a Kiev continuerà “fino al raggiungimento di un cessate il fuoco e l’avvio di un negoziato equo“. “Se ne facciano una ragione“, aggiunge, confermando uno dei principali punti di distanza ancora presenti nella coalizione.
© Riproduzione riservata


