Schlein striglia Meloni: “Così diventiamo sudditi Usa, deve prendere una posizione”

"Se chini sempre il campo, non stai facendo un buon servizio all'Europa", ha tuonato la segretaria in riferimento al premier

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Elly Schlein osserva da bordo campo l’evoluzione degli eventi centrali della geopolitica mondiale. La leader del Pd studia le mosse di Giorgia Meloni in silenzio, salvo poi lanciare attacchi e critiche in situazioni specifiche, possibilmente internazionali, cercando di ricordare che non tutti il parterre politico italiano condivide le sue stesse posizioni.

A poche ore dall’intervento di Donald Trump al Forum economico di Davos, il volto dem ha raggiunto gli altri leader socialisti a margine del Consiglio europeo straordinario, al fine di discutere la possibile escalation geopolitica verso cui sembra avvicinarsi l’Europa. Per Schlein è sempre più complesso inserirsi in questi incontri, a causa dell’incertezza su cui ancora si muove l’Italia in materia di politica estera.

Meloni non ha né una risposta alle nuove emergenze che sta attraversando il nostro continente, né una linea precisa su questo tema“, ha tuonato, ricordando che l’unica certezza al momento è quella che l’Italia continuerà a “dare sempre e comunque ragione al presidente Trump“. Una scelta che Schlein non condivide affatto, come più volte ribadito in questi mesi.

Schlein: “Meloni vuole essere mediatrice, ma è spettatrice”

Dal suo punto di vista l’Italia deve rimanere un alleato degli Stati Uniti, ma al contempo deve avere la possibilità e la volontà di prendere una netta distanza dalle posizione più estreme di Donald Trump. Al contrario, si rischierebbe una “subalternità” che potrebbe rivelarsi particolarmente pericolosa. “Meloni ci porta fuori asse“, ha spiegato ai suoi alleati, aggiungendo che la strategia della premier rimane quella di attendere le decisioni del Tycoon per poi allinearsi.

Malgrado si racconti come mediatrice, per ora è stata solo spettatrice“, ha criticato ancora, chiedendo invece un’Italia che riesca a mettersi a capo del processo di rilancio dell’integrazione europea. Un tema affrontato proprio nell’incontro tra i gruppi socialisti a Bruxelles, come riferito da Schlein a Repubblica, a cui ha confermato l’importanza del summit, in cui “per la prima è stato affrontato il tema della riforma necessaria dalla Ue“.

Schlein adotta più volte le parole del primo ministro canadese, Mark Carney, il quale ha messo in guardia sui tempi che cambiano e sul pericolo di rimanere incastrati nella nostalgia. L’Europa, e in generale l’Occidente, deve velocizzare i suoi processi per non rimanere indietro e schiacciato dalle volontà statunitensi. “Trump è inaffidabile, l’unica cosa certa è che ha fatto marcia indietro perché l’Europa ha battuto un colpo, minacciando l’uso del meccanismo anti-coercizione“, ha spiegato Schlein.

Ciò che conta, però, è che l’Italia prenda un posizionamento certo. La leader dei democratici ha ricordato come Meloni “non abbia mai fatto con noi la battaglia per gli investimenti comuni, chiesti anche dalle imprese italiane, per aumentare la competitività e arginare l’aggressività commerciale che ci circonda“. Queste scelte possono essere prese senza tranciare di netto il rapporto con l’Alleanza Atlantica, ma essendone parte senza snaturare i propri valori. “Se chini sempre il campo, non stai facendo un buon servizio all’Europa“, ha tuonato la segretaria.

Schlein ha ricordato la mancanza di una risposta dura in riferimento al Board of Peace per Gaza, su cui si sarebbe limitata a sostenere di non poterne prendere parte a causa di un conflitto di costituzionalità, ammettendo però che avrebbe voluto partecipare. “La nostra premier avalla la creazione di una Onu a pagamento“, ha tuonato ancora, prima di sferrare l’attacco più duro sulla Groenlandia: “Il governo non è riuscito a pronunciare cinque semplici parole, ovvero che l’isola non è in vendita, è dei groenlandesi, e l’integrità territoriale di uno Stato europeo, la Danimarca, non si tocca“.

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