“Verso gli Stati Uniti d’Europa”non è solo un titolo: è una dichiarazione di intenti. È il manifesto con cui la delegazione delPartito Democraticoal Parlamento europeo ha deciso di rilanciare il progetto federalista in un momento in cui, secondo i dem, l’Unione appare fragile, attraversata da paure, tentazioni nazionaliste e lentezze decisionali che rischiano di paralizzarla.
Questa mattina, a Bruxelles, durante la conferenza stampa di presentazione, è intervenuta in collegamento la segretaria del PdElly Schlein. Il suo tono era quello di chi ritiene che l’Europa sia arrivata a un bivio storico, chiamata a compiere un salto politico in avanti.
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Al centro della proposta c’è un’Europa più federale, più capace di agire come un unico soggetto politico. Il simbolo concreto di questa ambizione sono glieurobond, titoli di debito emessi dall’Unione nel suo insieme e non dai singoli Stati. Per Schlein si tratta di uno strumento strategico: senza debito comune, sostiene, l’Europa non potrà competere davvero con giganti come Stati Uniti e Cina. Con gli eurobond, invece, si potrebbero finanziare investimenti comuni, rilanciare l’economia, rafforzare la difesa europea, sostenere industria e competitività e accompagnare la transizione ecologica.
Lo scontro con il governo Meloni
L’idea di fondo è chiara: solo un’Europa che condivide risorse e rischi può contare davvero nello scenario globale. Da qui nasce l’attacco politicoal governo italiano.Secondo Schlein, l’esecutivoguidato da Giorgia Meloninon spinge sugli eurobonde mantiene una linea più prudente, più vicina all’asse conservatore europeo e alla CDU guidata da Friedrich Merz. Una scelta che, nella lettura del Pd, allontanerebbe l’Italia dal cuore del progetto federale e da una maggiore integrazione europea.
Ma lo scontro è, prima ancora che politico, ideologico. Da una parte, un’Europa federale, capace di superare i veti, condividere il debito e costruire una difesa comune. Dall’altra, un’Europa delle Nazioni, dove la sovranità resta saldamente nelle mani dei singoli Stati, il debito comune è guardato con cautela e il diritto di veto è difeso come presidio nazionale. Due visioni opposte di futuro.
Schlein contro l’unanimità e il riarmo nazionale
Uno dei punti più sensibili toccati da Schlein è quello dell’unanimità. Oggi molte decisioni chiave dell’Unione richiedono l’accordo di tutti i 27 Stati membri. Basta un solo veto per bloccare riforme, sanzioni e politiche comuni. Per la segretaria del Pd questo meccanismo è diventato un freno strutturale.
La proposta è chiara:superare il diritto di veto,modificare i Trattatieuropei e passare a un sistema amaggioranza qualificata. Una richiesta che implica un salto politico profondo, perché significa limitare il potere di blocco dei singoli Stati in nome di un interesse europeo superiore.
Quando l’unanimità non è raggiungibile, esiste uno strumento già previsto dai Trattati: la cooperazione rafforzata, che consente a un gruppo di Paesi di procedere insieme su progetti comuni. Anche questo, secondo il Pd, dovrebbe essere utilizzato con maggiore decisione.
Sul fronte della sicurezza, la posizione è altrettanto netta: meglio una veradifesa europea integratache ventisette riarmi nazionali disordinati. Secondo i dem, l’aumento delle spese militari dei singoli Stati rischia di produrre inefficienze e frammentazione, mentre una difesa comune garantirebbe coordinamento, razionalizzazione delle risorse e maggiore peso geopolitico.
Di fronte alla guerra in Ucraina, al confronto con Stati Uniti e Cina, alla crisi industriale europea e alla transizione energetica, per Schlein l’Europa si presenta troppo lenta e troppo divisa. Ciò che occorre, nella visione del Pd, è un fronte più unito, forte e federale.
Il manifesto“Verso gli Stati Uniti d’Europa”si propone così come un invito a decidere quale Europa costruire nei prossimi decenni.
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