Era rimasta in silenzio piuttosto a lungo sul caso Report, limitandosi a commentare qua e là le inchieste di Sigfrido Ranucci e le risposte dei membri del governo Meloni. Stavolta, invece, Elly Schlein ha deciso di entrare a gamba tesa nella questione, arrivando a chiedere le dimissioni dell’intero Consiglio del Garante della Privacy.
Le parole della segretaria del Pd arrivano a seguito del nuovo episodio della trasmissione in onda su Rai3 che avrebbe messo in luce quello che Schlein definisce “un quadro grave e desolante sulle modalità di gestione dell’Autorità Garante per la Privacy“, che quindi secondo il volto dem necessita di un “segnale forte di discontinuità“.
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Una richiesta piuttosto dura, che Schlein sostiene non possa essere evitata. “Le inchieste di Report hanno rivelato un sistema gestionale opaco, caratterizzato da numerosi conflitti di interesse e da una forte permeabilità alla politica“, ha sostenuto la segretaria del Pd, aggiungendo che queste insinuazioni sul Garante sarebbero andate già a minare la fiducia della popolazione italiana nei confronti dell’istituzione, che ha tra l’altro il compito di “tutelarne i diritti e assicurare la necessaria terzietà del collegio, anche rispetto alla politica“. Senza tali dimissioni, sarebbe impossibile ristorare la fiducia persa.
Report, Ruotolo: “Quando un’autorità si schiera perde la sua credibilità”
Le parole della segretaria del Pd sono state rafforzate anche dall’intervento di Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del Pd. “L’Autorità per la Privacy è ancora un organo di garanzia?“, si è chiesto, chiarendo come la domanda sorga spontanea a seguito dello scontro tra l’istituzione e Report. Ruotolo ha poi ricordato come la questione sia nata a seguito della scoperta della visita di Agostino Ghiglia, membro del Garante, alla sede di FdI il giorno prima della multa inflitta alla trasmissione di Ranucci.
“Quando un’autorità di garanzia entra in rotta di collisione con un giornalista che fa il suo mestiere, e si schiera, perde la sua credibilità“, ha spiegato il membro del Pd, aggiungendo che per questi motivi, l’Autorità non viene più percepita come indipendente. Alla luce di ciò, quindi, la soluzione più ovvia risulta quella delle dimissioni. “Le autorità indipendenti non possono diventare terreno di conquista dei partiti“, ha concluso.
Report, le parole di Scorza
Le richieste di dimissioni arrivano nello stesso giorno in cui si è espresso l’avvocato Guido Scorza, uno dei quattro componenti del collegio del Garante della Privacy. Questo, in una intervista a Repubblica, ha ribadito l’importanza della tutela della privacy dei cittadini, per poi aggiungere che “si sarebbe innescato qualcosa che sta minando alla radice l’indipendenza e l’autorevolezza percepite dell’Autorità“.
Scorza non avrebbe escluso la possibilità delle dimissioni, anche se non per il momento. “Gettare la spugna mi dispiacerebbe e la vivrei come una sconfitta ma, naturalmente, è un’opzione che lascio sul tavolo e che farei mia se mi rendessi conto che è utile al bene dell’Autorità e di un diritto tanto fragile come la privacy“, ha dichiarato a Repubblica.
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