InItaliagliscandaliseguono sempre lo stesso copione perché non si affrontano, si gestiscono. Dopo la sconfitta referendaria, gli scivoloni durante la campagna elettorale e le dimissioni a effetto domino, nella maggioranza c’è un’atmosfera da polveriera. Ad alimentare la tensione nelle ultime settimane è arrivato l’ennesimo caso che riguarda unministro chiamato a dare spiegazioni.
La presunta relazione tra il titolare del ViminaleMatteo Piantedosie la giornalistaClaudia Conte,confessata dalla stessa Conte, è arrivata come benzina sul fuoco già acceso che minaccia la squadra meloniana. Un caso scottante, a metà strada tra politica e gossip, che resta fuori dal penale per diventaremotivo di imbarazzo nell’esecutivo.
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È la confessione di un’amante che fa esplodere uno scandalo e mette in luce gli altarini di un ministro. Una dinamica non inedita a cui in Italia sembra seguire unprotocollo non scritto: minimizzare, chiudersi, spostare il tema, aspettare. Più che una novità, un deja vù. Nel 2024, il gabinetto Meloni si era già trovato di fronte ad una situazione analoga: la presunta relazione tra il ministro della Cultura,Gennaro Sangiulianoe l’imprenditriceMaria Rosaria Boccia.
Il precedente: il caso Boccia-Sangiuliano
Nell’ormai lontano agosto del2024Boccia postò sui social una foto che fece esplodere il caso: uno scatto insieme al ministro accompagnato da una didascalia poco equivocabile: “Grazie al Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano per lanomina a Consigliere del Ministro per i Grandi Eventi”. Un annuncio che lasciò tutti a bocca aperta per due motivi: nessuno era a conoscenza di quella nomina e, soprattutto, il grande pubblico ignorava completamente l’identità della donna che, sorridente, era ritratta accanto al capo del dicastero.
La bufera mediatica si scatenò immediatamente.Lo staff di Sangiuliano smentìma Boccia ribadì prontamente la propria versione. Dopo un inizialesilenzioquasi contemplativo, il ministro ammise di aver preso in considerazione la nomina a titolo gratuito salvo poi rinunciare per possibili conflitti di interesse.
Da quel momento la situazione precipitò. L’affollarsi di foto, testimonianze e dettagli ambigui tra cui quelli su unapresunta relazione sentimentale, sollevarono interrogativi sui protocolli di sicurezza e sulla gestione degli affari di Stato. L’intervento della premierGiorgia Meloninon era più solo auspicato ma dovuto. Se in un primo momento l’orientamento era verso la rassicurazione e la difesa, ben presto iltentativo di spegnere l’incendio si rivelò fallimentare. Venerdì 6 settembre 2024, Sangiuliano presentò formalmente le suedimissionie poi fu aperta un’inchiesta giudiziaria.
Il nuovo fronte: Conte-Piantedosi
Cambio pagina, un anno e mezzo dopo la storia si ripete. Personaggi diversi ma schema quasi sovrapponibile. Il governo Meloni si trova ancora una volta faccia a faccia con una vicenda privata con possibili ricadute politiche. Circa due settimane fa, durante un’intervista video aMoney.it,la giornalistaClaudia Conteha risposto senza troppi filtri ad una domanda spinosa sul presunto legame con Piantedosi: “È una cosa che non posso negare, però sono molto riservata nella mia vita privata”.
Una domanda inaspettata e una risposta data senza riflettere? Secondo la ricostruzione deIl Post,assolutamente no. Sarebbe infatti stata la stessa Conte a chiedere aMarco Gaetani, intervistatore diRadio Atejue presidente provinciale di Gioventù Nazionale, di porle proprio quella domanda. La vicenda ha scatenato lereazioni dell’opposizionee ha innescato unoscavo quasi “ossessivo” nei fatti.
Svariate le ambiguità emerse. Negli ultimi anni Conte avrebbe ottenutocollaborazioniche alimentano il sospetto di possibili favoritismi. Piantedosi però, per il momento,non ha rilasciato dichiarazioni pubblichené in merito alle accuse né riguardo le rivelazioni. Il “questurino” avrebbe tuttavia già dato mandato ad un legale per chiarire una linea ben precisa: nessun favoritismo, incarico o interessamento. Chi sostiene il contrario ne risponderà nelle sedi competenti.
Il ministro avrebbe inoltre affrontato per tempo la questione in uncolloquio con Meloni. La premier, tranquillizzata dal confronto, gliavrebbe confermato la propria fiduciaanche se, a giudicare dagli umori della maggioranza e dal fervore delle opposizioni, il pericolo non è ancora scampato. Sulla scia dei fatti recenti e vista la pressione, considerarel’eventualità delle dimissioninon sarebbe del tutto assurdo.
Le quattro fasi del protocollo
L’attesa è dolceeamara ma la combinazione trarelazione privata resa pubblicaeincarichi in ambienti vicini alla politicabasta, oggi come ieri, a far nascere un problema politico. Messe a confronto, le due vicende evidenziano uno schema ricorrente. Si comincia con laminimizzazione: non c’è negazione ma ridimensionamento del problema in polemica secondaria. L’ha fatto Sangiuliano smentendo le dichiarazioni di Boccia e parlando di “mandato a titolo gratuito” e l’ha fatto Piantedosi affidandosi direttamente a unadifesa legale.
Segue lachiusuracon dichiarazioni filtrate come se la comunicazione potesse essereunidirezionalee mai dialogica. È accaduto con Piantedosi che non ha rilasciato dichiarazioni e, in parte, con Sangiuliano che ha perseguito l’ostinata via della negazione nonostante i risvolti.
Poi arriva con un passaggio immediato, quasi naturale, lospostamento del tema. Il dibattito smette di riguardare i fatti e diventa tifo, si esce dal merito della vicenda elo scandalo diventa un’arma. È successo con Sangiuliano fino alle dimissioni e sta accadendo con Piantedosi sotto pressione politica e mediatica.
E infine,l’attesa. Si aspetta che ilciclo mediatico scorrae si punta sulla memoria corta del pubblico. Lalogica del “passerà”copre il problema che quindi non si risolve ma piuttosto si consuma. Le dimissioni di Sangiuliano hanno sciolto il nodo dei presunti favoritismi e risposto alle domande sulla gestione degli incarichi? Il caso Conte-Piantedosi dimostra di no.
Quando lo scandalo diventa rumore
Seppur speculari, i due episodi evidenziano anche significative differenze. Innanzitutto nel caso Piantedosi-Conte, a differenza della vicenda Sangiuliano-Boccia, non risultano indagini giudiziarie in corso e non sono emersi elementi che dimostrino un conflitto di interessi. In secondo luogo lacomunicazione appare difensiva, la questione è subito uscita dal merito per trasformarsi in un terreno di scontro tra blocchi. Nel caso dell’ex ministro della Cultura i passaggi sono stati più graduali. All’iniziale tentativo di gestione interna tramite comunicazione controllata è seguita, per necessità,un’esposizione pubblica.
Il metodo però resta lo stesso, a cambiare è il momento in cui viene applicato. Da qui emergono due elementi. Il primo: lavelocità con cui il merito scompare, lasciando spazio al conflitto. Il secondo: gliscandali raramente nascono pubblici, vengono contenuti fino a quando non diventa impossibile farlo.
Il problema, allora, non è lo scandalo in sé quanto bensì ilmodo piuttosto fallimentare (e tutto italiano) di gestirlo. Due vicende diverse, un unico fattore distintivo:l’assenza di responsabilità immediata.Idealmente all’emergere di un fatto scomodo, vero o falso che sia, dovrebbe seguire un ordine logico:spiegazione, assunzione, conseguenza. In Italia questo però sembra non verificarsi, la responsabilità viene differita e le azioni diventanoambigue.
Tuttavia, dinanzi all’opinione pubblica, il silenzio non protegge anzi logora. Si spera che l’attenzione cali e le persone dimentichino. Così lo scandalo si trasforma in un rumore di fondo piuttosto che in una rottura. E quando ci si abitua al rumore si smette di sentirlo. La soglia dell’attenzione si abbassa e quando tutto diventa scandalo niente lo è davvero.
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