Sanremo, Rossi: ‘De Martino conduttore non è politica, è un progetto pluriennale’

L'amministratore delegato Rai, Gianmarco Rossi parla della nomina di Stefano De Martino come conduttore di Sanremo 2027. Dice che non è stata una decisione politica e nemmeno una scelta dell'ultimo minuto, è un progetto che va avanti da circa due anni e che si pone come un investimento sull'intrattenimento del futuro

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Non una scelta dell’ultimo minuto ma un’investimento “pluriennale” dentro una strategia più ampia. L’amministratore delegato RaiGiampaolo Rossi, archivia il Festival di Sanremo 2026 con numeri definiti “impressionanti” e allo stesso tempo mette sul tavolo il prossimo passaggio chiave:la costruzione del futuro attorno aStefano De Martino.

L’indicazione dell’ex ballerino come possibile conduttore e direttore artistico dell’edizione 2027, spiega, non nasce oggi ma daun ragionamento avviato due anni fa, quando fu scelto perAffari tuoidopo l’uscita di Amadeus. Una decisione allora considerata rischiosa e che oggi la Rai rivendica come la prova della volontà di investire su un volto giovane capace di incarnare “l’intrattenimento del futuro”.

La nomina di Stefano De Martino non è politica

Rossi respinge la lettura di una nomina politica, tema riemerso dopo la sua menzione da parte del sottosegretario alla Cultura,Gianmarco Mazzi:dice infatti che le scelte non sono mai individuali bensì risultato di analisi di mercato, simulazioni e valutazioni industriali condivise dal management. Una risposta che segnala quanto la partita su Sanremo resti inevitabilmente anche una questione di governo e di equilibrio tra indirizzo editoriale e controllo pubblico dell’azienda.

Sul piano editoriale, la linea è chiara: il Festival continuerà a cambiare insieme a chi lo guida. Se conCarlo Contiil baricentro era naturalmente più musicale, con De Martino il racconto potrebbe spostarsi verso unoshow più narrativo e spettacolare. Non meno musica, ma un’altra idea di linguaggio televisivo, coerente con un pubblico che la Rai rivendica di aver già intercettato.

I numeri di Sanremo 2026

Ed è proprio sui numeri che Rossi costruisce la parte più politica del suo discorso. L’edizione 2026, andata in onda in un periodo diverso dal solito e dopo settimane dominate dalle Olimpiadi e da una controprogrammazione più aggressiva, viene presentata come ladimostrazione della centralità del servizio pubblico: ascolti alti, qualità artistica e soprattutto un dato considerato strategico, l’arrivo massiccio di adolescenti e under 30davanti alla tv lineare. In un sistema che invecchia, Sanremo diventa così la prova che la Rai può ancora parlare alle nuove generazioni senza inseguire le piattaforme sul loro terreno.

È una narrazione che ha un doppio valore. Da un lato rafforza la posizione dell’azienda nel confronto con i competitor e nella trattativa permanente con il Comune per la convenzione sul Festival, che ora si muove su un orizzonte più lungo e progettuale. Dall’altro consolida la legittimazione dell’attuale management, perché dimostra chela linea editoriale produce risultati industriali e di consenso.

In questo quadro la scelta su De Martino forse è meno un nome e più un segnale: continuità nella strategia etentativo di costruire un’identità riconoscibile per il Sanremo dei prossimi anni.Una mossa che tiene insieme televisione, mercato e inevitabilmente politica, perché il Festival resta il prodotto simbolo del servizio pubblico e il terreno su cui ogni decisione diventa anche una dichiarazione di visione.

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