Si apre oggi un nuovo capitolo, l’ennesimo, della vicenda Sangiuliano – Boccia, una storia che sembra avere più stagioni di una serie tv politica. La Procura di Roma ha infatti chiuso una serie di indagini e contestato all’imprenditrice Maria Rosaria Boccia e al giornalista Carlo Tarallo il reato di interferenze illecite nella vita privata dell’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Per entrambi ora, il rischio concreto è quello di finire a processo.
Secondo l’accusa, Boccia si sarebbe procurata indebitamente la registrazione di una telefonata privata tra Sangiuliano e sua moglie, una conversazione delicatissima in cui l’allora ministro confessava la relazione extraconiugale con la stessa Boccia. Di quella registrazione sarebbero poi stati diffusi alcuni frammenti con l’aiuto del giornalista Tarallo, attraverso i canali social e il sito della testata giornalistica Antemprima24. Un’operazione che, per la Procura, va ben oltre la curiosità morbosa e sconfinerebbe nel penale.
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La telefonata di Sangiuliano, le pressioni e l’ombra del ricatto
Sempre secondo le ricostruzioni degli inquirenti, Boccia avrebbe costretto Sangiuliano a tenere la telefonata aperta per consentirle di registrare l’audio, sarebbe anche arrivata a minacciarlo di presentarsi a casa sua. Una dinamiche che, se confermata in giudizio, aggiungerebbe un ulteriore livello di gravità alla vicenda.
Ma il fascicolo è tutt’altro che esile. Il 9 febbraio è fissata l’udienza preliminare relativa all’esposto presentato dallo stesso Sangiuliano, in cui vengono contestati a Boccia – a vario titolo – stalking aggravato, lesioni, interferenze illecite nella vita privata, diffamazione e persino false dichiarazioni nel curriculum, in relazione all’organizzazione di eventi. Un elenco che racconta di una storia ormai traslata definitivamente dal gossip alle aule di giustizia.
Il caso Boccia- Sangiuliano
Per capire come si sia arrivati fin qui, occorre tornare all’estate scorsa. Il 26 agosto 2025, Maria Rosaria Boccia pubblica sul proprio profilo Instragram un post che fa esplodere il caso: ringrazia pubblicamente il ministro Sangiuliano per la nomina a Consigliera per i Grandi Eventi. Un annuncio che sorprende tutti. Fino a quel momento Boccia era sostanzialmente sconosciuta al grande pubblico, ma sul suo profilo social compaiono svariati selfie in compagnia del ministro, risalenti ai mesi precedenti. Da lì partono domande sulla sua identità.
I sospetti diventano più concreti l’1 settembre, quando La Stampa rivela che la Boccia figurava in copia a mail organizzative relative al G7 della Cultura, previsto per il 20 settembre. Comunicazioni delicate, potenzialmente riservate, che alimentano ulteriormente il caso.
A quel punto interviene direttamente la Presidente del consiglio, Giorgia Meloni nel tentativo di spegnere l’incendio. La premier difende il suo ministro affermando che Boccia non avrebbe mai avuto accesso a documenti riservati, né sarebbe stato speso denaro pubblico per lei. Sangiuliano avrebbe valutato un incarico di collaborazione non retribuito, salvo poi cambiare idea. Ma la versione ufficiale dura poco. Boccia risponde, come ormai da copione, con un nuovo post su Instagram, smentendo le parole della presidente del Consiglio.
Le dimissioni e il crollo finale
Il ministro Sangiuliano respinge le accuse fino all’ultimo, ma la pressione politica e mediatica diventa insostenibile. Venerdì 6 settembre 2025, l’ex ministro presenta le dimissioni irrevocabili a Meloni, chiudendo bruscamente la sua esperienza al Collegio Romano.
Da quel momento la storia cambia natura: non più solo un caso politico imbarazzante ma una vicenda giudiziaria complessa, dove vita privata, potere, comunicazione e confini della legalità si intrecciano in modo sempre più fitto.
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