La dicotomia tra la vita e la morte, il rapporto tra la fede e l’attualità, l’unione tra la celebrazione e la vita pubblica del Paese. Il tutto nell’insegna diSan Francesco, il Patrono d’Italia. A un anno di distanza dall’ottavo centenario dalla morte delpoverellodi Assisi, il Parlamento ha approvato la proposta perfar tornare il 4 ottobre festa nazionale. Una scelta che risponde alla necessità di unità, sicurezza e armonia che l’attualità richiama e che la figura stessa di San Francesco cuce in sé.
NellaSala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a Palazzo Chigi, si è tenuta di fronte ad una corposa presenza istituzionale, civile ed ecclesiastica la conferenza stampa “San Francesco – Un’esplosione di vita“, ovvero laPresentazione generale delle attività del Comitato Nazionale per l’VIII Centenario della morte di San Francesco. Un evento che ha attirato ed interessato centinaia di persone, confermando ancora una volta l’importanza di una figura che negli anni ha saputo incarnare in sé non solo un valore religioso, ma anche civile.
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A ricordarlo per primo è il Segretario del Consiglio dei ministri,Alfredo Mantovano, il quale ha evidenziato come la celebrazione che nel 2026 tornerà come festa Nazionale nei calendari italiani “non si muova in solitudine“, ma aiuti a concludere il percorso giubilare iniziato ormai nel 2024. In questo senso,il voto unanime espresso dal Parlamento ha un’importanza cruciale. In un contesto storico e politico in cui l’unità sembra ormai un concetto lontano dalla realtà, la politica italiana ha dato un forte segnale.
Mantovano ha sottolineato come questo aspetto non sia trascurabile, perché non scontato, e proprio per questo debba essere il carburante per riportare l’unità nelle intenzioni del nostro Paese. A questo, però, c’è da aggiungere una specifica: “Non significa che San Francesco è arruolabile sotto ogni bandiera, ma che tutti hanno bisogno di lui“.
Profondo orgoglio anche per la presidente dell’Umbria,Stefania Proietti, che ha confermato l’impegno che la Regione continuerà a garantire per accogliere e implementare “questo passaggio con la storia, di cui l’Umbria, Assisi e l’Italia sono protagoniste“. Secondo il governatore, questo successo assume “un’importanza capitale– come dichiarato ai nostri microfoni –anche per il riconoscimento unanime da parte di tutte le forze politiche che ha confermato chel’Italia si riconosce in questi valori, che sono quelli della Costituzione“.
Un’importanza unica anche in riferimento all’attualità. “Oggi, la pace è più che mai un bisogno di tutti– ribadisce Proietti –non c’è un uomo o una donna al mondo che non possa in questo momento aspirare alla pace e vedere con terrore questa accelerazione di crisi che si sta verificando“. Una promessa condivisa anche dal sindaco di Assisi,Valter Stoppini, che ha voluto ricordare come “dopo 800 anni i valori di San Francesco siano ancora attuali“.
La proposta di istituire il 4 ottobre come festa nazionale, dopo che nel 1977 era stata abolita, nasce proprio da una volontà del Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco D’Assisi, espressa dal suo presidente, il poetaDavide Rondoni. Come spiegato da quest’ultimo, la commissione ha lavorato con l’impegno di “creare le condizioni perché rimangano nel tempo i segni di San Francesco“.
Al centro dell’iniziativa vi era la consapevolezza che “in un’epoca così depressa e ansiosa, San Francesco potesse incarnare la voglia di vivere“. Le sue opere, le sue azioni e la sua stessa vita diventano la personificazione di tutti quei valori che l’Italia sembra ricercare quotidianamente nel suo esistere. Sono numerosissimi, come ricordato da Rondoni, i passi di San Francesco su cui concentrarsi, compresa la sua capacità di interpretare l’azione divina, riconoscendo la potenza, la superiorità, ma anche la bontà. “Altissimo, onnipotente e buono“, è questo il trittico di aggettivi che il Patrono d’Italia rinnova e dedica a Dio, nella consapevolezza di poter riconoscere nei segni del creato quella stessa bontà che è immagine divina.
Eppure, non mancano le esortazioni a continuare a lavorare, a cercare di fare meglio. “Avere una festa dedicata a San Francesco senza che la popolazione si interroghi sui suoi valori è una cosa superficiale“, ha spiegato il vescovo di Assisi,Monsignor Domenico Sorrentino, chiarendo che questa occasione deve essere sfruttata proprio per lavorare sulle opere del Patrono d’Italia e riportarle al centro dell’attenzione della cittadinanza. Ai microfoni deIl Difformeha evidenziato l’importanza della lettura dei testi di San Francesco per “avere il quadro comprensivo dei suoi valori, della sua personalità e della sua vita, sin da quando dice ‘io mi sono convertito così, andando dai lebbrosi e abbracciandoli‘”.
Fondamentale la riflessione diFra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento di Assisi, il quale ha sottolineato come, anche nel momento della celebrazione della morte di San Francesco, si possa parlare della sua vita e delle sue opere. Ai nostri microfoni Fra Moroni ha ricordato come questa festa “sia unagrande occasione per comunicare i valori e le parole di San Francesco“.
Un apporto non trascurabile e sottolineato anche dal presidente Davide Rondoni è quello apportato daMarco Villani, Vice Segretario Generale della Presidenza del Consiglio. “Io ho semplicemente avuto la funzione di lievito. Ho sviluppato intorno a me ottime professionalità e capacità“, ha dichiarato, ricordando l’importanza che ogni singola personalità ha rivestito in questo progetto. Ora, però, serve guardare al futuro. “Dobbiamo sfruttare l’abbrivio“, sottolinea Villani, ricordando come il calendario del prossimo anno sia fitto di eventi e al contempo come la Commissione sia ancora al lavoro per renderlo più corposo.
Il 4 ottobre diventa una festività unica nel suo genere che dimostra come spesso le persone possano unire più delle idee, come gli esempi pratici possano essere uno sprono maggiore di qualunque tipo di ideologia.
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