Salvini sulle armi all’Ucraina: “Significa sottrarre fondi alla sanità alimentare una guerra già persa”

Il leader della Lega continua a ispirarsi alle idee e ai discorsi di Trump, mostrando un atteggiamento in contrasto con le posizioni della premier Meloni. Inoltre, il vicepremier del Carroccio collega i finanziamenti destinati alle armi per l'Ucraina con quelli che servirebbero alla sanità italiana, lasciando chiaramente intendere quali siano le sue priorità

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Matteo Salvini non abbandona la linea anti-bellicista intrapresa in questi anni. Mentre gli Usa lavorano al piano di pace per l’Ucraina, il leader della Lega ha sfruttato il salotto offerto da Bruno Vespa a Porta a Porta, per confermare l’opposizione della Lega relativa al rinvio di ulteriori armi militari a Kiev attraverso un nuovo pacchetto di aiuti. Questo avviene nonostante recenti dichiarazioni di Giorgia Meloni e dell’altro vicepremier, Antonio Tajani, che hanno confermato l’imminente arrivo in Consiglio dei ministri del decreto per prorogare fino al 2026 l’autorizzazione alla fornitura di armamenti, ribadendo l’impegno dell’Italia nel sostegno di Kiev.

Riferendosi alla guerra, Salvini sulle armi all’Ucraina ha voluto affiancare i temi del costo umano e finanziario del conflitto. Secondo lui, sono già stati spesi 300 miliardi di euro e, per il prossimo anno, l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe dichiarato che gli USA non intendono più finanziare la guerra, lasciando il resto dei costi, pari a 140 miliardi di euro, a carico dell’Europa. Il volto del Carroccio si è chiesto chi debba farsi carico di tali risorse, riflettendo: non sottrarrò soldi alla sanità italiana per mantenere una guerra perduta.

Matteo Salvini
Matteo Salvini sulle armi a Kiev

Porta a Porta: le dichiarazioni di Matteo Salvini sulle armi all’Ucraina

Matteo Salvini ha affermato di non avere alcuna intenzione di mettere in difficoltà il governo, ma ha invitato alla prudenza. Sulla questione del decreto Ucraina, però, la Lega mantiene una posizione ferma. La linea è quella di attendere eventuali sviluppi in direzione di accordi di pace, soprattutto per evitare tensioni che potrebbero compromettere l’equilibrio della maggioranza.

Salvini ha sostenuto che, dopo quasi quattro anni di conflitto, con un bilancio di circa mille morti al giorno sul fronte ucraino, sarebbe prioritario smettere di alimentare ulteriormente lo scontro con nuove forniture di armamenti. “Vogliamo davvero prolungare questa agonia? Non credo che ciò sia nemmeno nell’interesse di Zelensky, il quale sta già parlando della necessità di lavorare su un piano di pace. Non ho intenzione di mettere in difficoltà il governo o il Presidente del Consiglio, tanto più che già ci pensano altre figure come Landini, Conte o Schlein“, ha affermato il vicepremier del Carroccio.

Salvini ha inoltre ribadito come il conflitto appaia ormai “palesemente perduto” e ha sottolineato che un’eventuale prosecuzione non sarebbe né nell’interesse dell’Italia né degli stessi ucraini. Il vicepremier ha inoltre richiamato l’attenzione sugli appelli alla pace, facendo riferimento a figure come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Papa. Finora, tuttavia, non vi sono mai stati segnali di fratture nelle precedenti undici approvazioni del decreto di aiuti a Kiev e nelle rispettive conversioni in legge.

Matteo Salvini sul mercato delle armi e sulla corruzione

Per quanto concerne il piano di pace, Matteo Salvini ritiene sia il caso di lasciare che siano Ucraina, Russia e Stati Uniti a deciderlo, non Macron – che avrebbe firmato un accordo per inviare 100 caccia-bombardieri nei prossimi anni – o leader europei ormai privi del peso che rappresentavano in passato, ritenuti dal vicepremier incapaci di rappresentare pienamente inglesi, tedeschi o francesi.

Il governo italiano, in questo senso, mantiene una posizione equilibrata. Nel frattempo, Salvini sfrutta a favore della sua posizione gli scandali legati alla corruzione in Ucraina: centinaia di milioni di euro e dollari che non sarebbero stati impiegati per aiutare i bambini ucraini o per difendere il Paese, ma che risulterebbero essere finiti in conti esteri e spese come bagni d’oro.

Se Zelensky afferma che siamo vicini a un accordo difficile, sappiamo però che forse non a Roma, ma da qualche parte in Europa c’è chi potrebbe voler prolungare la guerra per risolvere le proprie problematiche interne“, così ha dichiarato nell’intervista il vicepremier, lanciando un riferimento degno di nota. La guerra crea un mercato per le armi: senza conflitti, le armi non si venderebbero più. “Qualcuno crede davvero che l’Ucraina possa vincere questa guerra sul campo? Nemmeno Napoleone o Hitler sono riusciti a sconfiggere la Russia,figurarsi farlo in inverno“, ha concluso.

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