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Salvini sul Decreto Sicurezza: “Askatasuna non è dissenso, è criminalità. Occorre responsabilizzare le famiglie”

Salvini si pronuncia sul Decreto sicurezza: "Askatasuna non è dissenso, è criminalità. Occorre responsabilizzare le famiglie"

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Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, torna a difendere con decisione il nuovo pacchetto sicurezza approvato dal governo, intervenendo ai microfoni di Mattino24, su Radio 24. Un intervento che si inserisce nel clima teso seguito agli scontri di Torino e nel dibattito sempre più acceso tra repressione del dissenso e tutela dell’ordine pubblico.

Incitato dal conduttore sulle critiche mosse alle nuove norme – accusate da una parte dell’opposizione di comprimere il diritto a manifestare -, Salvini respinge l’idea che gli episodi di Torino possano essere letti in chiave terroristica. Ma allo stesso tempo non minimizza: “Chiunque osservi quelle immagini può convenire sul fatto che i ragazzi coinvolti abbiano perso completamente la misura“. Secondo il leader della Lega, non si tratta più di semplice dissenso, ma di una violenza organizzata, di uno scontro sociale che segue schemi precisi e che può essere definito “strategia della tensione“.

Una lettura che segna una linea netta: per Salvini il dissenso è legittimo solo finché resta tale. Quando degenera divenendo sistematico e distruttivo, smette di essere protesta e diventa criminalità. Ed è proprio su questo confine che, a suo avviso, il decreto sicurezza interviene.

Salvini: “Occorre riportare un po’ di educazione nelle famiglie”

Parlando delle nuove norme approvate dal Consiglio dei ministri, Salvini le definisce uno strumento necessario per “riportare un po’ di educazione nelle famiglie“. Una frase sintetizza bene l’impostazione del provvedimento: la sicurezza non viene letta solo come questione di ordine pubblico, ma come sintomo di una crisi educativa più profonda, che parte dalle mura domestiche e si riflette nelle scuole e nelle strade.

Tra le misure citate dal ministro ci sono l’introduzione dei metal detector nei licei, il divieto di vendita di coltelli, il sequestro dei mezzi a chi spaccia. Provvedimenti che toccano direttamente il mondo giovanile e che chiamano in causa il rapporto tra genitori e figli. Secondo Salvini, lo Stato deve intervenire laddove la sorveglianza familiare è venuta meno, senza più alibi o zone grigie.

Proprio in quest’ottica si inserisce la scelta di colpire anche sul piano economico. Le sanzioni previste per i genitori di minorenni coinvolti in reati o comportamenti violenti rappresentano, nelle intenzioni del governo, una forma di responsabilizzazione diretta. Un messaggio chiaro: l’educazione non è delegabile solo alle istituzioni, ma resta un dovere primario della famiglia. È una visione che non nasconde la sua durezza e che continua a dividere il Paese. Ma Salvini non arretra. Per il vicepremier, il pacchetto sicurezza risponde a una richiesta diffusa di ordine e tutela, e rappresenta una risposta politica a un disagio che non può più essere ignorato.

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