Salvini sul conflitto in Medio Oriente: ‘Nessun soldato italiano né in Iran né in Ucraina’

Il vicepremier esclude un coinvolgimento militare diretto: “Sostenere gli alleati è una cosa, inviare truppe in guerra è un’altra”

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L’ipotesi di un rafforzamento della presenza militare occidentale in Medio Oriente riaccende il dibattito sull’effettivo ruolo dell’Italia. In particolare, il vicepremier Matteo Salvini affronta il tema sull’eventuale coinvolgimento diretto delle forze armate italiane. Proprio in questo contesto si inseriscono le dichiarazioni del ministro delle Infrastrutture, che ha chiarito la linea del governo rispetto alle possibili missioni militari.

L’Italia non è in guerra con nessuno, ha sempre affermato di non mandare truppe in Ucraina, giustamente, e immagino non mandi truppe neanche in Iran”. Queste le parole del vicepremier durante un sopralluogo tecnico a Milano. Infatti, lo scorso gennaio durante un intervento in Parlamento, Giorgia Meloni aveva ribadito il sostegno all’Ucraina attraverso gli aiuti, ma escludendo in modo netto l’invio di militari italiani sul campo.

Salvini ha sottolineato come l’Italia non sia in guerra con nessuno e di come non abbia mai previsto l’invio di truppe in Ucraina. Lasciando intendere che lo stesso approccio dovrebbe valere anche per un eventuale scenario in Iran, distinguendo tra il sostegno politico e strategico agli alleati e la partecipazione diretta a operazioni militari.

La posizione sull’Iran di Salvini e le critiche delle opposizioni

In seguito alle possibili iniziative attive della Francia e della Gran Bretagna, il ministro ha commentato così l’ipotesi di un impegno attivo italiano sul fronte mediorientale. “Un conto è sostenere l’alleanza dei Paesi liberi e occidentali, un conto è inviare soldati in teatro di guerra”, ha ribadito, escludendo nuovamente che l’invio di truppe sia attualmente in programma.

Sul fronte interno, Salvini ha respinto le critiche dell’opposizione che chiedono le dimissioni del ministro della Difesa Guido Crosetto. “L’opposizione fa il suo mestiere, ma ciascuno di noi sta dando il massimo in un momento complicato”, ha affermato. Il vicepremier ha espresso fiducia nell’operato dei colleghi di governo, rimarcando che le questioni legate agli sviluppi internazionali saranno affrontate nelle sedi istituzionali competenti, a partire dal Parlamento.

Salvini: “Il dialogo è la via maestra per ogni conflitto”

Infine, il ministro ha insistito sulla necessità di privilegiare il dialogo rispetto all’escalation militare. La diplomazia, ha detto, resta “la via maestra” per affrontare i conflitti, citando anche gli sforzi per arrivare a una soluzione della guerra tra Russia e Ucraina.

Pur riconoscendo che le decisioni degli alleati possano rispondere a valutazioni sulla sicurezza, il vicepremier ha posto l’accento sulla tutela della vita delle persone, in Italia e nel mondo, come la priorità assoluta.

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