Ernesto Maria Ruffini ha deciso di affidare alle pagine del Corriere della Sera l’annuncio delle sue dimissioni da direttore dell’Agenzia delle Entrate, dopo settimane intense, in cui il suo ruolo e quello dell’Agenzia è stato messo in discussione nel dibattito politico sull’evasione fiscale. Il concordato preventivo fiscale, procedura creata e messa in atto dal viceministro dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo, non ha convinto il leader della Lega Matteo Salvini, che lo ritiene uno strumento inutile e non adatto ai bisogni del Paese.
Inoltre, secondo il vicepremier leghista, le lettere che l’Agenzia avrebbe inviato a milioni di contribuenti, per invitarli ad aderire al concordato nel caso in cui vi fossero state delle incongruenze nei loro pagamenti, avrebbero avuto “un tono inquisitorio“, quasi per intimare i cittadini all’adesione. “C’è un contesto cambiato rispetto a quando ho assunto questo incarico“, ha spiegato Ruffini, aggiungendo che ad oggi “combattere l’evasione sembra essere una scelta di parte e addirittura qualcosa di cui vergognarsi“.
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Così, lo scorso mercoledì, il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha incontrato il ministro dell’Economia e delle Finanze per informarlo della sua decisione di lasciare il suo ruolo e di rimettere dunque il suo mandato nelle mani di colui che sarà scelto come suo successore. “Ho lasciato perché è l’unico modo per rimanere me stesso“, ha spiegato il già direttore, chiarendo di voler riprendere la sua professione da avvocato. Incalzato sulla possibilità di una sua entrata in politico, Ruffini ha negato categoricamente: “Non condivido il chiacchiericcio che scambia la politica per un gioco di società, le idee per etichette ed il senso civico per una scalata di potere“.
Ruffini ha comunque chiarito che il prossimo anno il suo mandato sarebbe scaduto e che al momento non avvertirebbe particolari pesi riguardanti le sue dimissioni. “Il peso che ho portato finora è stato molto più grande“, ha voluto sottolineare, spiegando poi di non considerarsi un uomo legato ai ruoli, soprattutto per questioni di potere o di importanza. “Non ho mai considerato il mio ruolo come una posizione da occupare, ma come un incarico da svolgere con lealtà, per servire non un partito politico o una parte politica ma le istituzioni“, ha continuato Ruffini, ribadendo poi l’eccezionalità delle critiche ricevute in queste settimane da parte della politica.

L’ex direttore ha voluto poi sottolineare come non era mai accaduto, almeno secondo la sua conoscenza, che pubblici funzionari venissero additati come “estorsori di un pizzo di Stato“, oppure che l’Agenzia delle Entrate venisse considerata una “sequestratrice, che tiene in ostaggio le famiglie italiane“. Di fronte a queste accuse, quindi, Ruffini ha deciso di allontanarsi, di lasciare il suo ruolo e quindi di allontanarsi da un ambiente che iniziava a sentire come troppo stringente.
Ruffini: “La politica non è una partita a scacchi“
Ernesto Maria Ruffini non ha intenzione di scendere in politica, ma questo non gli vieta di prendere una posizione, di avere un’idea e di poterla mettere in campo. “Sono un avvocato che da tanti anni scrive e partecipa a incontri pubblici su ciò che ci unisce“, ha sostenuto il già direttore, ricordando però di essere rimasto sorpreso e deluso di scoprire le critiche ricevute dopo i suoi discorsi sul “bene comune“, che sarebbero stati considerati una presa di posizione troppo netta e inconciliabile con il ruolo da lui rivestito.
“Non si deve considerare la politica come una partita a scacchi o un gioco di potere, perché non è un talenti culinario per selezionare uno chef in grado di mescolare un po’ di ingredienti, nella speranza che il piatto sia buono“, è questa la critica di Ruffini che ribadisce la sua intenzione di non calarsi in un ruolo politico, neanche quello a lui affidato da qualche voce di corridoio che lo vedrebbe come il nuovo federatore centrista. “Non occorre diventare giardinieri per prendersi cura dell’aiuola sotto casa“, ha poi concluso Ruffini, chiarendo definitivamente la sua posizione.
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