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Renzi in corsa per allargare il centro: “Meloni mi teme, serve puntare ai voti di FI”

Il leader di Italia Viva non vuole concentrarsi sul toto nomi del nuovo possibile federatore del centro, ma preferisce analizzare i temi e le strategie che potranno portare il centrosinistra alla vittoria delle prossime Politiche

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I voti del centro valgono doppio e chi li prende conquista il governo del Paese”, così Matteo Renzi continua a portare avanti la sua tesi, tentando di dimostrare che ormai oggi il centro non vince più ma “si vince al centro“. Secondo il leader di Italia Viva, la coalizione di centrosinistra, guidata da una Elly Schlein che fatica a produrre un progetto che sia realmente comune, ha la possibilità di superare i consensi dell’esecutivo Meloni solamente se saprà includere nei suoi progetti un centro forte.

Proprio qui, quindi, si gioca la partita di Matteo Renzi che, in una intervista a La Nazione, spiega che al momento la sua visione di centro si rifà aduno spazio politico che guarda a sinistra” e che è in grado di indebolire i partiti moderati che invece guardano verso destra. Il già premier, in questo senso, affronta la spinosa questione del “federatore di centrosinistra“, sostenendo di non voler “mettere alcuna casacca addosso ad Ernesto Maria Ruffini“, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate che in molti vedrebbero come il nuovo punto centrale della politica moderata italiana, ma di preferire dare un consiglio a chiunque deciderà di ricoprire questo ruolo.

Renzi
Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi

Il federatore del centro, chiunque sarà, nei prossimi mesi dovrà convincere le persone che oggi votano Forza Italia“, ha infatti sostenuto il leader di Italia Viva, spiegando come anche il centrosinistra dovrà sfruttare l’opportunità che potrebbe palesarsi tra qualche mese. “Forza Italia ha un grande nodo che verrà al pettine: l’autonomia“, ha sottolineato Renzi, chiarendo che il partito di Antonio Tajani ha maggiori consensi in Campania, Calabria e Sicilia, dove la riforma Calderoli non è vista di buon occhio. Proprio questo momento di debolezza potrebbe quindi trasformarsi nella grande occasione delle opposizioni.

Renzi: “La norma anti-Renzi è dimostrazione che ci temono

L’ex sindaco di Firenze ha poi sostenuto che anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha tutto l’interesse che riesca a nascere un centro forte che possa sostenere le sue aspettative, in quanto anche nelle elezioni Regionali di alcune settimane fa, secondo Renzi, i voti dei moderati si sono rivelati fondamentali per la vittoria. Il nodo da sciogliere rimane sempre quello del Movimento 5 Stelle e delle problematiche che questi stanno affrontando. “Neanche loro sanno come andrà a finire, la partita è ancora tutta da giocare“, ha sostenuto Renzi, per poi commentare senza particolari emozioni il quesito referendario sul Jobs Act, presentato dai pentastellati, da Avs e da parte del Pd.

Il Jobs Act fu un pezzo fondamentale della scommessa economica del mio governo“, ha infatti ricordato l’ex premier, rivendicando e difendendo il suo provvedimento, ma riconoscendo che ad oggi una norma simile non ha più la stessa valenza. “Oggi le battaglie per il lavoro sono altre“, ha infatti proseguito il leader di Italia Viva, evidenziando come attualmente le sfida da affrontare riguardano la sicurezza, la disoccupazione, l’Intelligenza Artificiale, per cui “la guerra della Cgil sul Jobs Act è retrograda“.

Il leader centrista non ha potuto poi rifuggire la domanda riguardante la possibile norma anti-Renzi che potrebbe essere inserita nella Legge di bilancio, sottolineando come questa, che prevede il divieto di compensi dall’estero per i parlamentari, sia solamente la prova dell'”ossessioneche Giorgia Meloni prova nei suoi confronti. “La proposta di una norma ad personam, dal vago sapore sovietico, significa che temono la nostra opposizione“, ha infatti concluso l’ex premier.

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