“Per andare avanti in questo percorso verso le elezioni Politiche è fondamentale il protagonismo di chi non crede più nello stare in questo Pd“, lo ha urlato oggi il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, nel corso del suo intervento dal palco dell’assemblea nazionale del partito a Milano, ‘Verso una casa riformista‘.
Un evento sfruttato al massimo per cercare di convincere tutti coloro che sono parte del centrosinistra della necessità di uno scossone all’interno delle opposizioni che permetta di creare una vera e propria alternativa alla destra al governo. Renzi ha spiegato di non sapere in che modo possa essere messo in piedi questo piano, magari anche attraverso una Margherita 4.0, ciò che conta però è agire senza frammentazioni.
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Renzi: “Solo allargando le porte si potrà vincere”
“Non vogliamo che questa casa riformista dia le chiavi di casa solo a qualcuno“, ha spiegato, chiarendo che tutti coloro che vorranno parteciparvi dovranno comunque dare il loro contributo senza sottrarsi alle responsabilità. In solitaria, la corsa verso Palazzo Chigi non è possibile e si rischia un governo di destra al potere per altri cinque anni, giusto in tempo per decidere il nome del prossimo presidente della Repubblica.
“Dobbiamo essere consapevoli che allargare le porte è il nostro modo per rendere tutto concreto“, ha spiegato ancora, sostenendo che ad oggi le opposizioni devono smettere “di piangersi addosso” e mettere in atto una politica sui contenuti che possa davvero convincere gli italiani e provocare la fine del governo Meloni.
Il leader di Italia Viva ha spiegato che la partita è ormai aperta e che ora è tutto nelle mani delle singole forze del centrosinistra, che dovranno capire se unirsi o meno sotto una singola casa riformista. Solo in questo modo sarà possibile accogliere storie diverse e far partire un processo sena volerlo forzatamente gestire in maniera esclusiva.
Renzi: “Nella destra sta succedendo qualcosa che potrebbe portare via voti”
Il momento politico più propizio, poi, sarebbe proprio quello attuale. “A destra qualcosa nasce. Non so cosa, ma se nasce porta via almeno 3 punti“, ha sostenuto Renzi con un certo orgoglio, chiarendo che di fronte ad una situazione simile la sinistra non può permettersi veti di alcuni tipo. Il riferimento è alla richiesta del M5S che si è opposto alla possibilità di far entrare Italia Viva nella coalizione di centrosinistra.
“Io credo che non ci sia nessuno nel centrosinistra, né tra i centristi né tra la sinistra radicale, che si possa permettere il lusso di mettersi a litigare per perdere“, ha quindi tuonato Renzi, chiarendo che la posta in gioco è troppo alta per questioni simili. L’ex premier ha spiegato di essere convinto che l’unico modo per vincere sia quello di schierare un centrosinistra che sia veramente di stampo nazionale, sfruttando anche le debolezze del momento.
In primis, la frammentazione interna alla Lega. Il volto di Iv ha portato sul palco la crisi tra Matteo Salvini e il suo vice, Roberto Vannacci, sul tema delle armi all’Ucraina. “Non lo sottovalutiamo, perché nel momento in cui l’ex generale rompe con la Lega, allora il partito e la destra i voti rischiano di perderli“, ha sottolineato, ricordando i consensi crescenti della corrente portata nel partito da Vannacci.
Renzi: “Sulla sicurezza è il momento che il centrosinistra attacchi”
In secondo luogo, il centrosinistra deve spingere sul tema della sicurezza. Un argomento piuttosto caro alle destre e su cui le opposizioni possono trovare degli appigli su cui spingere. “Sulla sicurezza non è il momento di essere timidi. Adesso il centrodestra ci spieghi perché ci sono i coltelli a scuola a La Spezia, non ci sono poliziotti a Bologna, a Palermo mi ammazzano e a Milano non arrivano gli agenti“, ha portato Renzi come esempio, ricordando che è sempre il governo a dover dare spiegazioni delle sue mancanze.
“Sulla sicurezza il governo Meloni è il governo degli sciacalli. Sfruttano tutti i casi di cronaca per aumentare i reati e tengono 500 poliziotti in Albania, anche se sa che non servono a nulla“, ha tuonato ancora l’ex Presidente del Consiglio, davanti ad una sala particolarmente gremita. In prima fila, spiccano i volti del sindaco di Milano Giuseppe Sala e dell’assessore al bilancio comunale Emmanuel Conte, espressione della lista civica di Sala, di area riformista.
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