Alla vigilia delquestion timeal quale il ministro della Cultura Alessandro Giuli è stato chiamato dalle opposizioni per rispondere sul mancato finanziamento al docufilm su Giulio Regeni,si sono dimessi due importanti componenti della commissione del ministero incaricata di valutare le opere meritevoli del tax credit, ovvero i fondi statali.
Si tratta diMassimo Galimberti, consulente editoriale e story editor per progetti cinematografici e televisivi, e del celebre critico cinematografico delCorriere della SeraPaolo Mereghetti. Entrambi hanno scritto stamattina una lettera al capo della Direzione Cinema e audiovisivo Carlo Giorgio Brugnoni con la quale comunicavano la loro decisione.
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Merenghetti: “Non ero nella Commissione, ma mi dimetto per coerenza con i giudizi da me espressi sulla pellicola”
Mereghetti, nella missiva, non ha precisato i motivi delle sue dimissioni. Contattato dall‘Ansaha tuttavia spiegato che, purnon facendo parte della Commissione che aveva esaminato il film su Regeni, ha ritenuto di dover prendere le distanze dall’organo“per coerenza”con i suoi giudizi espressi sul valore meritevole della pellicola.
“Ho mandato stamattina una lettera di dimissioni dal mio ruolo, non solo sul documentario di Regeni ma diciamo che nella lettera di dimissioni volevosottolineare la mia distanza da certe scelte,un discorso di coerenza – ha dichiarato il critico cinematografico, specificando di non voler aumentare le polemiche, ma ricordando di aver difeso la pellicola in un articolo su Io Donna.
Galimberti: “Mi dimetto per incompatibilità di vedute”
Da parte sua, Galimberti, contattato dall’Adnkronos, ha affermato che, dopo anni di lavoro con il ministero della Cultura, ha ritenuto di doversi dimettere per “incompatibilità ambientale legata a vari fattori, nell’approccio alle procedure, nell’analisi e nella valutazione degli elementi dei progetti“. Lo story editor ha comunque evidenziato di nutrire grande rispetto per la professionalità dei suoi colleghi. “E per quanto le decisioni di cui si parla siano venute da una sottocommissione e siano legate ai soggetti che le hanno prese,ne emerge una valutazione della cultura in cui non mi ritrovo“, ha concluso Galimberti.
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