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Referendum sulla Giustizia e poi voto anticipato: Meloni potrebbe far tornare l’Italia alle urne nel 2026

L'idea sarebbe del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, che vorrebbe utilizzare il referendum sulla separazione delle carriere come termometro dei consensi in Italia. Una decisione rischiosa che però potrebbe cogliere alla sprovvista le opposizioni e garantire un secondo mandato al governo di Giorgia Meloni

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Giorgia Meloni non ama rischiare. Un concetto che sembra chiaro sulla politica estera, soprattutto se di mezzo c’è Trump, ma che vacilla su quella interna. Così, l’ipotesi di un voto anticipato al 2026, ben un anno prima della fine della legislatura, non sembra più una possibilità remota. A Palazzo Chigi iniziano già a nascere le prime voci, come raccontato da Alessandro De Angelis sulle colonne de Il Corriere della Sera.

Il governo vorrebbe uno scossone, così come la certezza di poter ottenere una seconda legislatura. A fare da spartiacque sarebbe il risultato del referendum della Giustizia. Nel caso in cui i cittadini dovessero votare in massa il sì al quesito sulla separazione della carriere, Giorgia Meloni potrebbe convincersi di avere qualche possibilità in riferimento ad un ritorno alle urne anticipato.

Voto anticipato e referendum: il piano di Fazzolari

Si ipotizza, dunque, che sia anche per questo che il centrodestra sia così impegnato a cercare una data possibile per il voto già a marzo. Subito dopo l’approvazione del testo in Parlamento, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, aveva ipotizzato invece un voto tra aprile e maggio. Il governo starebbe cercando nuove conferme sui consensi, alla ricerca di una motivazione valida per cedere al voto anticipato.

Come già più volte in passato, questa idea viene imputata al sottosegretario della Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, fedelissimo del premier. Al momento, comunque, non vi sono certezze su questo piano, né fonti informate da sentire sull’argomento. Gli ultimi movimenti dell’Esecutivo, però, farebbero pensare proprio ad un’azione di questo genere, magari messa in atto subito dopo l’approvazione lampo di una nuova legge elettorale.

Voto anticipato: il fattore tempo

Il fattore tempo sarebbe favorevole alla maggioranza, anche in considerazione della difficoltà delle opposizioni a unirsi in un fronte comune. Attendere troppo per tornare alle urne, infatti, potrebbe aiutare il centrosinistra a compattarsi e a presentarsi in campagna elettorale con un programma compiuto, che sembri una vera e propria alternativa a Giorgia Meloni. Inoltre, il governo teme un improvviso cambio di scenario.

Ormai da più di tre anni, Meloni e il governo mantengono consensi altissimi. Si sa, però, che verso la fine della legislatura, iniziano le vere problematiche. Il premier, quindi, vorrebbe evitare di arrivare eccessivamente logorata al 2027.

Inoltre, le incertezze sono numerose. Da un lato Trump, che porta con sé scossoni quotidiani che prima o poi potrebbero colpire anche l’Italia; dall’altro la situazione economica, con le ristrettezza della Legge di Bilancio, che non potrebbero permettere al governo grandi promesse agli elettori. Infine, c’è l’incognita degli alleati, con Salvini che potrebbe iniziare a mettere i bastoni tra le ruote a FdI.

L’unico elemento di difficoltà potrebbe essere la narrazione dietro a questo voto anticipato. Dopo anni passati a elogiare la stabilità e l’efficacia di questo governo, Meloni dovrà trovare un modo per spiegare agli italiani per quale motivo è ora necessario tornare alle urne.

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