Nel Rapporto Migrantes sui rifugiati, è stato evidenziato come il cosiddetto “modello Albania“, derivato dal protocollo bilaterale tra Italia e Albania, rappresenti un esempio emblematico delle nuove strategie europee di controllo migratorio esternalizzato. Il modello si basa sulla detenzione amministrativa e sulla gestione dei flussi migratori al di fuori del territorio nazionale italiano.
Sin dal suo avvio, il modello ha sollevato diverse criticità: viene identificato come un sistema di detenzione amministrativa poco trasparente e associato a un elevato rischio di lesione dei diritti fondamentali. Sono inoltre emerse numerose segnalazioni riguardanti violazioni del diritto d’asilo, della possibilità di difesa e delle garanzie per le persone vulnerabili. Questo ha trasformato il trasferimento in Albania (sebbene riguardasse un numero limitatissimo di persone) in uno strumento di gestione del fenomeno migratorio.
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Il Rapporto Migrantes sul modello Albania: la vicenda di Amadou Jaiteh
In relazione al modello Albania, il Rapporto Migrantes evidenzia anche i luoghi di resistenza, come il contenzioso strategico, il monitoraggio civico e le mobilitazioni transnazionali, che hanno dimostrato la possibilità di mettere in discussione l’architettura di questo modello. L’accordo con l’Albania rappresenta un’analisi critica delle attuali politiche migratorie e delle sfide umanitarie globali. La vicenda di Amadou Jaiteh, un giovane immigrato gambiano in Italia, emerge nel Rapporto come simbolo delle molteplici forme di esclusione e violenza strutturale che caratterizzano il sistema d’asilo.
Giunto come minore non accompagnato e successivamente diventato maggiorenne, Amadou si è scontrato con lungaggini burocratiche estenuanti e decisioni arbitrarie che svuotano di significato la garanzia costituzionale del diritto d’asilo. Il suo percorso evidenzia, secondo Migrantes, come le Commissioni territoriali, spesso subordinate a direttive governative, riducano l’ascolto individuale a una semplice formalità. In questo contesto, la detenzione amministrativa diventa uno strumento ordinario per la gestione dei flussi migratori, mentre il fenomeno rivela chiare forme di sfruttamento economico e sociale a scapito dei migranti privi di permesso di soggiorno.
Questo meccanismo, descritto come una “vaporizzazione del diritto“, sospende vite e sogni dei migranti, negando loro libertà e dignità. Restituire tempo e voce a queste persone assume così il valore simbolico di una riconquista della sovranità personale e collettiva. La storia di Amadou invita a una riflessione profonda, sia etica che politica, sull’urgenza di costruire un sistema d’asilo più umano e meno dettato dall’emergenzialità, mettendo in evidenza il netto contrasto tra i principi costituzionali e le logiche securitarie dominanti.
Non solo modello Albania: i dati del Rapporto Migrantes sull’inefficacia dei rimpatri e sui flussi irregolari
Il Rapporto Migrantes evidenzia come l’inefficacia riscontrata in termini di rimpatri assuma una valenza politica e disciplinare più ampia, rendendo il progetto funzionale da questa prospettiva. Si sottolinea inoltre che il modello Albania non dovrebbe essere considerato un caso isolato, ma messo in prospettiva nel quadro delle politiche europee di esternalizzazione dei confini. Si tratta di un banco di prova per verificare la solidità dei principi democratici e giuridici dell’Unione Europea. Tuttavia, le mobilitazioni transnazionali hanno mostrato che è possibile mettere in discussione questa architettura, riaffermando il primato dei diritti e della trasparenza.
Dal Rapporto Migrantes emerge che nei primi otto mesi del 2025, l’Unione Europea allargata ha registrato una diminuzione dei flussi irregolari di rifugiati e migranti ai suoi confini esterni, con un calo del 21% rispetto allo stesso periodo del 2024. L’unica eccezione riguarda la rotta del Mediterraneo occidentale verso la Spagna, che segna un incremento del 22%. Già il 2024 aveva evidenziato una significativa riduzione rispetto al 2023, con circa 239 mila attraversamenti intercettati, contro i 386 mila dell’anno precedente. Tuttavia, alla fine di settembre 2025, il numero stimato (per difetto) di rifugiati e migranti morti o dispersi nel Mediterraneo nell’arco dell’anno sfiora le 1.300 unità.
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