Ranucci, il libro e l’assalto alla Festa di Avs: ‘Io candidarmi in politica? Do più fastidio come conduttore di Report’|VIDEO

Alla Festa nazionale di Avs il giornalista presenta “Il ritorno della casta” ma le domande sulla politica, su Lavitola e sul futuro di Report ottengono solo risposte secche e vaghe

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Jeans e camicia blu, Sigfrido Ranucci è arrivato alla Festa nazionale di Alleanza Verdi e Sinistra in un caldo pomeriggio di settembre. L’ex conduttore di Report si è fatto strada tra la folla dei giornalisti con il passo spedito e il viso sorridente. Ad accoglierlo il leader di Avs, Angelo Bonelli. Una stretta di mano e qualche amichevole pacca sulla spalla hanno preceduto l’ingresso nel piazzale brecciolato della Città dell’Altra economia, a Roma.

Ranucci era atteso per presentare il suo ultimo libro, “Il ritorno della casta”, ma la curiosità di tutti non si limitava a questo. I giornalisti lo seguivano nel tentativo di strappargli qualche domanda. I temi caldi sono tanti: le voci sulla possibilità di una candidatura politica, la conduzione di Report, i rapporti con il faccendiere Valter Lavitola, indagato come mandante dell’attentato.

Ranucci però non ha voluto alimentare la curiosità: si è diretto verso il palco rispondendo seccamente alle domande incalzanti dei cronisti, accompagnato dai collaboratori che ripetevano a cameraman e intervistatori: “Dopo, dopo”.

Ranucci: “Sono qui per incontrare la gente e parlare del libro”

Un dopo che, in realtà, non è mai arrivato. Sul palco, sotto gli occhi di pubblico e stampa, il giornalista ha presentato il suo libro-inchiesta sul potere, i privilegi e la riforma costituzionale della giustizia che, scrive Ranucci: “non è una riforma: è una capitolazione, un regolamento di conti tra la casta e la magistratura”.

L’inchiesta attraversa cinquant’anni di storia italiana e approda, nelle sue parole, “all’ultimo assalto mirato a mortificare uno dei tre poteri dello Stato”. Il tempismo della pubblicazione non è stato casuale: ha preceduto di qualche settimana il Referendum costituzionale sulla giustizia svoltosi a marzo e conclusosi con la vittoria del No.

Ad introdurre e accompagnare il giornalista nella sua esposizione, seduti alla sua destra e alla sua sinistra, rispettivamente, Francesca Ruocco (Avs) e Lorenzo Fioramonti. Tra loro un interessante dibattito su privilegi, giustizia e attualità. Del resto, come dichiarato dallo stesso Ranucci, la sua presenza all’evento aveva un unico scopo: “incontrare la gente” e parlare del suo libro.

Dal palco agli stand: un dopo mai arrivato

A presentazione ultimata, l’ex conduttore di Report ha accuratamente cercato di evitare i suoi colleghi. Passando dal retro del palco, si è diretto verso gli stand del cibo, dove ha firmato alcune copie del libro. Lì, ancora una volta, ha sviato le domande. “Andatevi ad occupare delle cose importanti del Paese”, ha detto ad un giornalista che, seccato, ha replicato: “Solo poche domande, facciamo lo stesso lavoro”.

Le dichiarazioni raccolte sono state poche e nulla può essere preso come certezza. Davvero Ranucci non ha intenzione di candidarsi? “Do più fastidio come conduttore di Report”, dove, ha aggiunto, “ci sarebbero possibilità di reintegro”, riferendosi probabilmente al ricorso che il suo legale sta preparando. Trionfale, comunque, l’uscita di scena: “Perché mi volete in politica? Non ti piacevo come giornalista?” ha detto rivolgendosi ad un collega.

Ranucci ha dunque dato filo da torcere ai cronisti in cerca di notizie. Ma, al di là delle battute e delle risposte a tono, resta una domanda: quanto può essere utile sottrarsi al confronto quando si è al centro dell’attenzione pubblica? Per chi ha fatto del giornalismo d’inchiesta il proprio mestiere e la propria vita, il confronto con le domande non dovrebbe essere parte imprescindibile del lavoro?

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