Alla vigilia della sua visita ufficiale in Cina, Vladimir Putin ha affidato all’agenzia di Stato Xinhua un’intervista che suona come un manifesto della nuova stagione geopolitica tra Mosca e Pechino. Il presidente russo ha descritto la cooperazione bilaterale come “un ruolo fondamentale negli affari globali”, sottolineando che il coordinamento strategico tra i due Paesi “funge da forza stabilizzatrice” di fronte alle sfide del presente.
Il leader del Cremlino, che sarà a Tianjin per il vertice della Shanghai Cooperation Organization e poi a Pechino come ospite d’onore alle celebrazioni per l’80° anniversario della vittoria sul Giappone, ha ribadito che Russia e Cina condividono “interessi comuni e opinioni sorprendentemente simili” sulle principali questioni internazionali. Secondo Putin, la sintonia tra i due giganti eurasiatici ha già influito positivamente sul lavoro di forum come il G20 e l’Apec, e potrà rafforzarsi ulteriormente nei Brics, dove Mosca e Pechino si oppongono alle “sanzioni discriminatorie” che a loro giudizio ostacolano lo sviluppo globale.
Il presidente russo ha rivendicato anche i progressi sul fronte economico, ricordando che dal 2021 l’interscambio commerciale con la Cina è cresciuto di circa cento miliardi di dollari, con transazioni ormai quasi interamente regolate in rubli e yuan. Una dinamica che, agli occhi del Cremlino, conferma la nascita di un fronte alternativo all’Occidente. La stessa logica che aveva già segnato i precedenti faccia a faccia internazionali tra i grandi protagonisti della scena globale: dal vertice di Anchorage tra Trump, Putin e Xi, che aveva mostrato la contrapposizione tra blocchi, fino agli incontri odierni sul terreno eurasiatico.
Mentre Putin rafforza l’asse orientale, a Copenaghen i ministri degli Esteri dell’Unione europea discutono delle prossime mosse contro Mosca. Antonio Tajani, arrivando al Consiglio Affari esteri informale, ha chiarito la posizione italiana: “Servono sanzioni finanziarie che impediscano a Putin di avere le risorse per pagare stipendi altissimi ai militari, ma non credo che ci sia la base giuridica per colpire i beni confiscati ai privati cittadini russi”. Per il titolare della Farnesina, la linea è netta: massima fermezza contro il Cremlino, ma senza deroghe alle regole del diritto internazionale. Tajani ha invitato a mantenere un approccio serio e rispettoso della legalità anche nel dibattito sull’uso degli asset congelati della Banca centrale russa, che resta un terreno scivoloso sul piano giuridico.
L’obiettivo dichiarato dal governo italiano resta quello di sostenere l’Ucraina e di spingere la Russia verso una soluzione negoziale. “Bisogna fare tutto ciò che serve per convincere Putin ad arrivare a più miti consigli”, ha spiegato il ministro, sottolineando come Roma e Berlino condividano la stessa visione non solo sulla crisi ucraina ma anche sul Medio Oriente.
Le dichiarazioni parallele di Putin e Tajani raccontano due prospettive opposte ma strettamente intrecciate: da un lato, il Cremlino che stringe la morsa dell’asse con la Cina e punta a costruire un ordine multipolare alternativo all’Occidente; dall’altro, l’Europa che discute gli strumenti più efficaci per contenere Mosca, cercando di bilanciare fermezza politica e rispetto delle regole.
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