A circa una settimana dall’apertura dei duecentri per migranti in Albaniale prime 16 persone che vi saranno ospitate sono state individuate nelle acque del Mar Mediterraneo. I cinque mesi di ritardo nella costruzione delle strutture, le critiche dell’opposizione e le difficoltà poste dall’Unione europea non hanno fermato il progetto italiano, che domani vedrà finalmente la sua prima attuazione.I 16 migranti provengono da Bangladesh ed Egitto, ovvero due Paesi ritenuti sicuri dalle convenzioni europee, sono tutti uomini e non vulnerabili. Insomma, rispettano fedelmente l’identikit di colui che può essere sottoposto alla procedura accelerata di frontiera.
Il loro arrivo a Gjiader è previsto per domani mattina, quando avranno inizio le procedure per comprendere se questi uomini dovranno essere rimpatriati o potrannorichiedere la protezione internazionale, oltre agliscreeningsanitari per comprendere le loro condizioni di salute. A seguito di questo primo passaggio,i 16 migranti saranno inviati nel centro di Shengjin, che si trova a circa 20 kilometri di distanza e sorge in una base abbandonata dell’Aeronautica albanese. Questo centro è infatti composto da tre edifici diversi e ognuno dedicato aduno specifico compito.
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Si tratta di un centro di accoglienza per richiedenti asilo da 880 posti, un Cpr (Centro per il rimpatrio) da 144 posti dedicati a coloro che sono destinati all’espulsione e un penitenziario con 20 posti per coloro che compiono reati nell’area.La costruzione di queste strutture è costata all’Italia tra gli 800 e i 900 milioni di euro, una spesa fortemente contestata dalle opposizioni che anche ieri hanno deciso di commentare aspramente il primo trasferimento di un gruppo di migranti in Albania. “Quei centri albanesi sono destinati a diventare degli infernali centri di detenzione” ha infatti dichiarato il leader di Avs Nicola Fratoianni.
Migranti, il plauso dell’Ue e il monito di Mattarella
L’iniziativa italiana sembrerebbe averattirato l’attenzione dell’Unione europea, toccata profondamente dal tema delle immigrazioni e soprattutto da quello della tratta di esseri umani, su cui si lavora duramente per individuare mandanti e colpevoli. A seguito della notizia dei primi 16 migranti che metteranno piede nei centri italiani in Albania, l’attenzione della comunità europea sembrerebbe essere ancora più alta. La presidente della Commissione Ue,Ursula Von der Leyen, ha infatti sottolineato che l’Unione potrà e dovrà “trarre lezioni da questa esperienza nella pratica“.

Inoltre, la presidente ha evidenziato che l’Ue già dall’anno prossimo si impegnerà a rivedere “il concetto di Paesi terzi sicuri designati“, grazie alla collaborazione con Unhcr e Oim, ovvero associazioni che si sono dette pronte ad aiutare l’Unione europea in questo percorso. “Vogliamo aiutare coloro che cercano asilo senza dover intraprendere viaggi pericolosi attraverso il Mediterraneo” ha infatti dichiarato Von der Leyen, mettendo in evidenza anche la volontà di “esplorare possibili modi per procedere per quanto riguarda l’idea di sviluppare hub di rimpatrio al di fuori dell’Ue, soprattutto in vista di una nuova proposta legislativa per il rimpatrio“.
Molto meno entusiasta di questa iniziativa sembrerebbe il Presidente della Repubblica SergioMattarella, che nel corso di un evento a Milano ha voluto lanciare un appello all’integrazione all’accoglienza. “L’impegno per la coesione sociale, l’accoglienza, il progresso, l’integrazione, il divenire della cittadinanza, è attività permanente” ha infatti sottolineato il Capo dello Stato, che ha voluto anche evidenziare come “la storia italiana sia fatta di emigrazione e immigrazione“. Nel suo discorso i centri in Albania non sono mai citati eppure la tempistica di questo intervento sembrerebbe voler far diventare le parole di Mattarella un vero e proprio monito nei confronti del nostro Paese.
Migranti, l’indignazione delle opposizioni sui centri migranti in Albania
L’apertura dei centri per migranti in Albania, oltre alla notizia dei primi 16 ospiti che sono in dirittura di arrivo, ha riacceso le critiche e le polemiche delle opposizioni, fortemente contrarie all’idea di centri gestiti dall’Italia ma in territorio estero. La segretaria del PdElly Schleinha sostenuto che i circa 800 milioni spesi dal governo “per un accordo di deportazione dei migranti in Albania, inviolazione dei diritti fondamentali, in spregio a una sentenza della Corte di giustizia europea” siano risorse spese inutilmente dal nostro Paese.
Alla sua critica si sono aggiunte poi quelle di altri esponenti del centrosinistra, tra cuiMatteo Renziche ha sottolineato che dal suo punto di vista i finanziamenti utilizzati per i centri in Albania avrebbero dovuto essere spesi per finanziaria i Carabinieri o la Polizia “pergarantire la sicurezza in Italia“. Molto dure le parole del segretario di +EuropaRiccardo Magiche ha sostenuto: “L’Italia apre ufficialmente le sue prime colonie detentiveper stranieri nel territorio di un altro Paese“. Il timore, infatti, riguarderebbe la possibile violazione dei diritti umani all’interno del centro.

Una preoccupazione che il ministro dell’InternoMatteo Piantedosiha tentato di dissipare velocemente: “I centri sono analoghi a quelli fatti sul territorio nazionale, sono di trattenimento leggero.Non c’è filo spinato, c’è assistenza. Tutti possono fare richiesta di protezione internazionale e ottenerla in pochi giorni“. La stessa premierGiorgia Meloniè intervenuta nel mezzo delle polemiche, sottolineando che i centri di Gjiader e Shengjin non siano altro che il frutto del “mandato ricevuto dai cittadini, al fine di lavorare perdifendere i confini italiani e fermare la tratta di esseri umani, attraverso azioni concrete e accordi internazionali“.
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