Ppe, Bakolas: “Meloni è pragmatica, vediamo se credibile”

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I popolari europei sono a lavoro per programmare la strategia elettorale. Il segretario generale si pronuncia sulla premier, fra dubbio e interesse

Lontano dai riflettori, senza conferenze stampa programmate, senza annunci da dover fare: ad Atene i Popolari europei si riuniscono in conclave e l’incontro ha l’aria di essere di quelli importanti. Due giorni per dare il via alla strategia elettorale da qui alle Europee del 2024 e per sondare, al proprio interno, la solidità dell’intenzione di voler continuare quell’asse con i Socialisti che è alla base della ‘maggioranza Ursula’.

Un’alleanza all’orizzonte

Con una suggestione che si apre all’orizzonte: quella di rafforzare il dialogo – arrivando, perché no, ad un’alleanza – con i Conservatori e Riformisti e con Fratelli d’Italia in particolare. Nella capitale ellenica sono atterrati una ventina di leader tra capi di Stato e di governo: dal padrone di casa Kyriakos Mitsotakis all’omologo croato Andrej Plenkovic, dal cancelliere austriaco Karl Nehammer alla new entry slovacca, il premier Eduard Heger. Per l’Italia sarà presente il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Il Ppe dopo diversi mesi passati a veder vincere gli altri in giro per l’Europa, ‘sente’ la risalita. E guarda alle elezioni del 2024: Spagna, Polonia, Grecia, Finlandia, innanzitutto. Le europee sono lontane più di un anno e mezzo ma il presidente e capogruppo Manfred Weber ha deciso di rompere gli indugi e iniziare una programmazione che possa portare, tra l’altro, alla presentazione di uno ‘spitzenkandidaten’ forte per la Commissione. Ad Atene ci sono anche la presidente dell’esecutivo europeo Ursula von der Leyen e la presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola, teoricamente due candidate papabili. Ma la riflessione più ampia e riguarderà le alleanze del futuro. Il gruppo Ecr è in ascesa e porta in dote tre premier: il polacco Morawiecki, il ceco Fiala e Giorgia Meloni.

Le tre linee rosse del Ppe: Europa, Nato, Ucraina

Una parte del Ppe guarda a destra. “Non capisco perché non posso giocare questa partita politica come si gioca in tutti gli altri Paesi”, ha spiegato il segretario generale del Ppe Thanasis Bakolas in un’intervista a Politico. Dispensando complimenti per la premier Meloni. “È pragmatica. È intelligente. È aperta… Se si dimostrerà un leader credibile, un interlocutore serio, dipenderà da lei”, ha sottolineato Bakolas mettendo nero su bianco le tre linee rosse del Ppe: essere pro-Europa, pro-Nato e pro-Ucraina.

Certo, il dialogo parte con un handicap: nel gruppo Ecr siede il Pis, al governo a Varsavia e acerrimo nemico della Piattaforma Civica guidata da Donald Tusk, ‘big’ del Ppe. Anche per questo le elezioni in Polonia saranno decisive. Non a caso, Bakolas ha parlato di Ecr come “una immagine doppia: una parte ha pochissime differenze con me. L’altra parte è così lontana che non posso lavorarci”.

Ma i Conservatori, dopo i primi due anni e mezzo all’opposizione, sono parte della maggioranza che sostiene Metsola. Gli equilibri, all’Eurocamera, potrebbero cambiare. Tanto che, in una riunione a Bruxelles con Enrico Letta e gli eurodeputati Pd, Irene Tinagli qualche giorno fa lanciava un avvertimento: “Nel Ppe e in Renew ci sono delle tensioni verso il conservatorismo, dobbiamo fare una riflessione su queste dinamiche”.

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