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Valditara mette in guardia su minori e pornografia: “A 6 anni già navigano su siti per adulti, serve controllo”

Il ministro Valditara lancia un allarme e chiede un controllo maggiore alle famiglie, sottolineando il costante impegno delle istituzioni

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“Già a sei anni ci sono bambini che navigano sui siti porno”, è questo l’allarme lanciato da Giuseppe Valditara durante la festa dei lettori de Il Giornale a Montegrotto Terme. Il ministro dell’Istruzione ha sottoposto all’attenzione di tutti una scomoda realtà, sottolineandone l’impatto dannoso sullo sviluppo. La questione non è stata presentata in maniera provocatoria bensì con l’intento di fare luce su vuoto educativo che riguarda famiglie, scuola e tecnologia.

Valditara ha spostato il dibattito dal politicamente corretto per fare appello alla responsabilità adulta con un tono serio e realistico. Il discorso del ministro parte probabilmente dal presupposto che un bambino di 6 anni non abbia gli strumenti cognitivi, emotivi e simbolici per elaborare la pornografia. Diventa quindi di vitale importanza, come dice, che ci sia “anche da parte dei geni­tori un esem­pio e un con­trollo. E non abbiamo paura di ripri­sti­nare anche il senso del no, del dovere, il senso dei divieti e dei limiti“.

Valditara usa il controllo come risposta: soluzione o semplificazione?

Nel suo discorso il ministro ha voluto porre l’attenzione sul ruolo della famiglia nell’istruzione. L’assunto di partenza è stato quello secondo cui la scuola può educare ma non può vigilare sugli studenti al di fuori dell’aula. Per un bambino di 6 anni, l’accesso ai contenuti digitali avviene quasi sempre da casa attraverso mezzi e dispositivi che gli sono stati forniti da un adulto di riferimento. Da questo dovrebbe quindi derivare un controllo attivo, un limite chiare su tempi e contenuti e un divieto esplicito.

La problematica però potrebbe essere più complessa di come appare. Chiedere un maggiore controllo ai genitori rischia di scaricare il problema sulle famiglie alleggerendo piattaforme e contesto. Inoltre, un aumento del controllo e un divieto potrebbero proteggere senza educare e generare una curiosità “clandestina” senza gli strumenti di comprensione adatti. Inoltre l’argomento potrebbe toccare tematiche più profonde come la libertà genitoriale di educare o il dubbio su chi possa decidere cosa è appropriato e cosa invece no.

Inclusività e integrazione come priorità

Un altro punto che Valditara ha voluto approfondire è stato quello del supporto agli studenti fragili. Per la prima volta si sta facendo particolare attenzione alla formazione dei docenti sul sostegno e si sta lavorando affinché, entro settembre, tutti i docenti siano in cattedra. Inclusività, integrazione e accoglienza, sono tematiche delicate e particolarmente rilevanti in un contesto educativo e formativo come quello scolastico.

Il ministro ha spiegato che l’Italia ha “accolto i giovani palestinesi così come abbiamo accolto gli ucraini” per illustrare il grande lavoro di integrazione già in corso. Il titolare del Mur ha poi confermato l’importanza della promozione dei “nostri valori, della nostra storia, dei nostri simboli”, perché conoscere le proprie origini serve a capire il contesto in cui si vive e a costruire un linguaggio comune.

Scuola e lavoro: il percorso 4+2

Una parentesi rilevante nell’intervento di Valditara è stata poi quella inerente il percorso 4+2. Questo combina 4 anni di scuola superiore tecnico-professionale e 2 anni di specializzazione post diploma per formare figure tecniche molto richieste dalle aziende. Si tratta di un percorso che conferisce competenze pratiche, riduce i tempi di formazione e accelera l’inserimento nel mondo del lavoro.

Il ministro ha dichiarato che la riforma si sta rivelando un successo e l’ha definita una vera “rivoluzione culturale“. Il progetto si presenta infatti strategico sia per la scuola che per le imprese che ritrovano nei ragazzi i requisiti di professionalità che ricercano.

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