Primi effetti del terremoto politico scatenato dall’inchiesta sul Ponte sullo Stretto. L’ex presidente aggiunto della Corte dei ContiTommaso Miele, indagato dai pm romani, ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico di presidente delCollegio dei Revisori dei Conti del Csm, ruolo che, come riportato daCorriereeRepubblica, aveva assunto per il quadriennio 2025-2028a titolo gratuito. Nello scorso marzo tuttavia, il plenum dell’organo aveva invece deliberato uncompenso lordo di 27mila euro l’anno.
Inchiesta Ponte sullo Stretto, gli indagati e le accuse
Miele è indago percorruzioneper l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio insieme all’imprenditore regginoVincenzo Virgiglioe all’avvocato e già Consigliere di amministrazione della società “Stretto di Messina Spa”Giacomo Francesco Saccomanno. Secondo l’accusa, i tre avrebbero tentato dicondizionare l’esame di legittimitàdella Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo dell’opera che dovrebbe collegare la Sicilia e la Calabria.
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Virgiglio aveva un metodo preciso per portare i magistrati contabili dalla sua parte
Nell’edizione odierna, ilCorriere della Seraha svelato ulteriori dettagli delle indagini emersi nelle ultime ore. Per la Procura di Roma Virgiglio utilizzava un vero e proprio metodo per“arruolare” i giudici contabili alla causa del Ponte sullo Stretto, così descritto dai pubblici ministeri: “Avvicinare il magistrato, assicurarsene l’appoggio, garantirgli il coinvolgimento in associazioni, convegni, presentazione di persone poste in ruoli apicali pubblici in grado difavorirne gli sviluppi professionali“.
Stando alle carte, Miele covava l’aspirazione ad assumerenuovi incarichi lavoratividopo aver raggiunto nel febbraio scorso l’età della pensione e l’imprenditore reggino eSaccomannofacevano proprio al caso suo, potendo assicurargli “per il tramite dell’associazione ‘Accademia Calabria‘ e delle loro entrature, l’allargamento della platea di soggetti in grado di favorirne le aspirazioni professionali“. Dalle intercettazioni si è scoperto infatti che l’ex presidente della Corte dei Conti manifestava il desiderio di“ricoprire la carica di presidente dell’Antitrust o, in alternativa, di una società partecipata (Postepay o Poste italiane) in quanto cariche ben remunerate, a differenza dell’Autorità garante della privacy“
Miele sarebbe dunque stato avvicinato da Virgiglio che avrebbe applicato su di lui il suo predetto “metodo”. Non sarebbe tuttavia il solo. Gli inquirenti hanno infatti estratto dalla registrazione un colloquio con un altro magistrato della Corte dei Conti in aspettativa, nella quale l’imprenditore presumibilmente lo invitava a unincontro pubblico: “Facciamo una chiacchierata, ti presento altri personaggi, perché vengono tre amministratori delegati, vengono Ferrovie, Autostrade, hai capito?“
Le intercettazioni tra Virgiglio e Saccomanno sono nate da un indagine su possibili infiltrazioni della ‘ndrangheta nei lavori del Ponte
Le intercettazioni da cui è scaturita l’indagine romana sono state avviate dalla Procura antimafia di Catanzaro, all’interno di un fascicolo sulle possibiliinfiltrazione della ’ndranghetanell’affidamento dei lavori per la realizzazione del ponte. Sono stati quindi i carabinieri del Ros (Raggruppamento operativo speciale) ad ascoltare le conversazioni tra Virgiglio e Saccomanno, in cui i due facevano riferimenti alla Corte dei Conti a partire dall’autunno scorso, quando si avvicinava l’udienza in cui i giudici contabili dovevanoconcedere o negare il proprio assenso al progetto governativo per la costruzione dell’opera.
A quel punto, i pm calabresi le hanno trasmesse per competenza alla Procura di Roma, che ha proseguito gli ascolti anche dopo la bocciatura della Corte arrivata il29 ottobree fino al mese scorso, captando dunque gliinteressamenti di Miele prima e dopo il verdetto. Inizialmente i contatti erano finalizzati all’ottenimento di un esito positivo delcontrollo di legittimitàpoi, dopo la bocciatura, Virgiglio e Saccomanno cercavano di capire cosa fosse successo, con un amico di quest’ultimo, Franco Gemoli, che chiedeva stupito all’avvocato: “Ma non avete il presidente che assisteva al…” e Saccomanno rispondeva: “Ma lì hanno deciso undici presidenti, quindil’avranno messo in minoranza“.
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