La Procura di Roma ha aperto un’inchiestaper corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito del progetto per il Ponte sullo Stretto di Messina. Gli indagati sono tre:Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti;Giacomo Francesco Saccomanno,avvocato già Consigliere di amministrazione della società “Stretto di Messina Spa” eVincenzo Virgiglio,imprenditore.
I tre sono accusati, in concorso tra di loro, dicorruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio. Secondo le indagini, le condotte dei tre indagati avrebbero avuto come obiettivo quello dicondizionare l’esame di legittimità della Corte dei Contiin merito all’approvazione del progetto.
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Dopo una riunione del Consiglio dei Ministri, nella conferenza stampa a Palazzo Chigi, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio,Alfredo Mantovano, è stato interpellato sull’argomento e ha preferito non commentare. “Francamente non ne abbiamo parlato in Consiglio dei ministri e questa conferenza stampa
espone l’esito dei lavori del Consiglio dei ministri stesso“, ha risposto lapidario il segretario.
Ponte sullo Stretto: le mosse della difesa
Secondo la Procura, il magistrato della Corte dei Conti Miele, prossimo al pensionamento nelfebbraio 2026,avrebbe favorito lasocietà Stretto di Messina Spadurante l’esame di legittimità del progetto del Ponte e avrebbe fornitoinformazioni riservate su colleghi o discussioni interne della Corte dei Conti. In cambio, sempre secondo gli inquirenti, avrebbe accettato lapromessa di sostegno per futuri incarichi e opportunità professionali dopo il pensionamentoda parte di Saccomanno e Virgilio.
L’avvocatoPier Paolo Dell’Anno,difensione di Miele ha affermato: ”Massima fiducia nell’attività della
magistratura. Con il tempo si chiarirà latotale estraneitàdel mio assisto alle contestazioni’‘. Al contempo, l’avvocatoGiuseppe Belcastro, difensore di Vincenzo Virgiglio, ha annuncia ricorso alRiesamedopo il sequestro del cellulare e dei device eseguito dai carabinieri del Ros.
Infatti nel corso delle perquisizioni effettuate traRoma, Reggio Calabria e Frosinone,sono stati sequestrati dispositivi elettronici e documenti che saranno analizzati dagli investigatori per verificarne l’eventuale rilevanza ai fini dell’inchiesta.
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