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Picierno molla il Pd in cerca di riformisti, Schlein dissimula: ‘Partito resta plurale’

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Pina Picierno lascia il Pd, affidando le motivazioni alla ricerca di una nuova casa riformista che sappia come essereriformista. La notizia dell’addio della vicepresidente del Parlamento europeo al partito non sarebbe affare da nulla, tanto che risuona ne corridoi, nei capannelli fino alle cucine dei ministeri, ma daElly Schleinnessun commento. Se non dopo ore ed ore dall’uscita della notizia e solo dinanzi ad una domanda diretta.

Come reagisce la leader dem? “Dico che sono molto dispiaciuta e lo sono sempre quando qualcuno dice di lasciare“, afferma Schlein con il rammarico negli occhi ma senza demordere anzi facendo l’indiana: “Noi continueremo a lavorare per unPd plurale, inclusivo, e naturalmente senza rinunciare al mandato chiaro che abbiamo avuto per una linea chiara e progressista, però sempre con cura e attenzione al suo pluralismo che è un valore“.

Purtroppo questo “Pd plurale” sembra perdere pezzi giorno dopo giorno. Tra le mura del Nazareno difatti sono diversi gli esponenti (anche storici) del partito che faticano a vedere le sfaccettature. Ma l’addio di Picierno, a detta dei dem si poteva evitare se Schlein ne avesse parlato direttamente con l’ex leader giovani della Margherita.Un tavolo per due, però, mai apparecchiato.

Ma l’imbarazzo è palpabile tra i riformisti che hanno deciso di rimanere. E si moltiplicano gli inviti alla segretaria di evitare di fare del Pd “una grande Avs“, come rilanciato da un deputato riformista. Un richiamo che anche Filippo Sensi tiene ad amplificare: “Con Pina ci siamo sentiti ieri e anche stamattina, non ho cercato di convincerla, bisogna avere rispetto delle persone e delle loro decisioni.Lei mi ha detto che è stata una decisione molto pensata e sofferta. Credo che il Pd debba rendere più deciso il profilo riformista ma trovo penoso che, in alcune chat del Pd, ci sia qualcuno che sta stappando champagne“.

Ma a cosa si riferisce l’allusione di Sensi? Un ex dipendente che viveva entro le quattro mura del Nazareno ha raccontato alCorsera, senza smentite, di alcune conversazioni via messaggio tra Marta Bonafoni e Marco Furfaro per scatenare via social la rivolta contro Picierno. Insomma, quella “casa riformista” che doveva essere il Pd fondato al Lingotto è crollata eSchlein sta perdendo di vista anche quel lato cattolico dei dem, mentre cerca di evitare di irritare il principale alleato/nemico nel Campo largo, Giuseppe Conte.

Uno schivare colpi che però, la stanno spingendo a perdere anche una linea d’azione definita, un’agenda di partito nonché l’identità dello stesso. Ma per la segretaria gli addii non incideranno sull’elettorato. Quindi, nessun problema all’orizzonte: “Non condivido la lettura di Picierno del Pd di oggi“. Anche se, quella radiografia presentata alFoglioda parte della numero due del Parlamento Ue, sembra essere la rappresentazione chirurgica di ciò che da mesi si mescola nel Pd e che nessuno dall’interno prima di ora aveva avuto il coraggio di delineare con tanta trasparenza.

Ma, Schlein non si ferma e continua la sua ricerca a “sinistra“, virando sul leader della CgilMaurizio Landini. E così si rispolvera la patrimoniale nonostante sia arrivata anche un niet daRomano Prodiospite di Lilli Gruber: “Sarebbe una bellissima cosa ma non si può fare. Quando si parla di tasse e migranti vince la destra“. Della serie, “Schlein ritenta, pesca un’altra carta, e cambia strategia“. Ma neanche Prodi è riuscito ad intaccare le convinzioni della leader dem di marcare stretto Landini e soprattutto accarezzare il suo “pacchetto di voti” in vista di primarie. Certo,senza dare spallate troppo forti all’avvocato del popolo.

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