Odessa e dintorni: il piano di Putin nel lungo periodo e la reazione dell’Occidente

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L’idea dello zar è chiaramente di non fermarsi alla sola occupazione militare dello Stato ucraino destituendo il presidente Zelensky. L’obiettivo è l’affaccio marittimo grazie all’annichilimento della resistenza della “Perla del Mar Nero”

Gli ultimi tempi ci hanno insegnato che le Guerre non passano soltanto dalle bombe al fosforo, dalle mitragliatrici e dai morti ammazzati, passano anche dagli attacchi cibernetici, dalle violazioni dei dati sensibili degli Enti istituzionalmente preposti alla salvaguardia del sistema economico di ciascun Paese, dalla tutela dei propri sistemi economico finanziari.

La Guerra in Ucraina, nello specifico, ha messo in evidenza il grande problema della debolezza sia tattica sotto il profilo bellico, sia strategica sotto il profilo economico di “Santa Madre Russia”. Si credeva fosse possibile l’invasione lampo del territorio Ucraino ma al contrario hanno, ad oggi, solo contato le perdite ad ogni livello e spettro calcolabile.

Per certi versi Putin è stato vittima di sé stesso anche se il vero problema, quello per il quale decide attacchi senza precedenti e violenza a tutto spiano, non già può ricondursi al Donbass o alla Lugantsk.

No Signore! Il dossier per il quale lo “Zar” ed i suoi cominciano a perdere la pazienza e qualche ora di sonno ha un nome: ODESSA. L’ossessione di Putin è, molto probabilmente, quella di avere il totale controllo delle uscite marittime in virtù della favorevole posizione geografica, dei floridi commerci e soprattutto del porto che agevola contemporaneamente fluidità e facilità economica e commerciale dei flussi mercantili.

Dalla rivendicazione della città fondata dalla Zarina Caterina II passa l’egemonia economica e commerciale del sistema Russo.

Ebbene è esattamente sul mar Nero che si giocherà lo scontro finale tra Mosca e Kiev, potendo quest’ultima assumere, nella peggiore delle ipotesi, il ruolo di “Capitale di uno Stato senza sbocco sul mare”.

Nonostante l’incessante pioggia di fuoco perpetrata e subita, l’Ucraina si è rivelata più dura e impavida del previsto, trincerandosi nei centri urbani, a costo della vita.

Il fatto stesso che non si sia esposta in campo aperto, ha prodotto una vera e propria manovra di logoramento, reggendo in tal senso agli urti sul già provato morale dell’arrogante occupante.

Come se non bastasse, a fare da “pacieri” ci hanno pensato gli Stati Uniti, la NATO, insomma l’Occidente tutto, indicendo la linea delle sanzioni economiche e della “sovvenzione armata” per il tramite di ingenti convogli bellici inviati a difesa dell’Ucraina.

Tutto questo, in genere, avrebbe fatto prima impallidire e poi riflettere chi in possesso di buon senso si pone sulla linea del “cessate il fuoco”, ma la bramosia di conquista russa va bilanciata con le dure e crude insurrezioni e resistenze in stile raggruppamento Azov.

Le mire espansionistiche russe, c’è da credere, possano essere ben più impensabili ed estese – la Moldavia, dopo l’Ucraina, potrebbe essere il prossimo obbiettivo russo.

Putin ha male immaginato la capitolazione Ucraina al pari di quella Georgiana o Cecena, non avendo fatto i conti con l’atavica guerriglia urbana rappresentata e capeggiata fra tutti dalla famigerata Brigata Azov, asserragliata nell’acciaieria di Mariupol insieme verisimilmente ai Marines della 36ma brigata ucraina.

A questo punto della guerra, l’Intelligence, anche quella economica, ha inteso attivare tutta una serie di contromisure particolarmente strane ma realisticamente efficaci, sia da un punto di vista tecnico ma anche squisitamente pratico.

Anzitutto, la declassificazione di documenti altamente riservati, stante la assoluta riluttanza nella rivelazione dei medesimi. Questo potrebbe, in un’ottica contrattuale, portare la Russia a desistere da ultronee attività di invasione, pur avendo in testa strategicamente la linea del logoramento ucraino, con la conseguenza di una perdita di consenso a livello nazionale.

Peraltro, in ragione degli ultimi insuccessi militari dovuti alla grande resistenza ucraina, si insinua malcontento e divisioni interne tra il Presidente Putin e i suoi Capi Militari, i quali sostengo l’errore di calcolo e il non prevedibile supporto internazionale alla “questione Ucraina”.

Tra questo, da ultimo l’invio di circa 5000 missili anticarro “Javelin” e il sostegno al sesto pacchetto di sanzioni hanno, in fin dei conti, portato i maggiori partner occidentali degli Stati Uniti circa la serietà dell’invasione di Putin che, a parere in primis del Presidente Biden, rischia di diventare una vera e propria minaccia al sistema globale.

L’intelligence economica ritiene fondamentale che per accelerare anche le prossime potenziali negoziazioni per la pace si vada ad indebolire ovviamente tanto il sistema di propaganda russa, maestra anche in attività di disinformazione e spionaggio, quanto il sistema di sovvenzione finanziaria dello Stato Russo.

Il sesto pacchetto di Sanzioni che si andrebbe a comminare alla Russia riguarderà in principal modo l’embargo per l’importazione di petrolio “marittimo e oleodotto, greggio e raffinato” per come rassegnato dalla presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Layen, fermo restando la graduale eliminazione della fornitura entro la fine dell’anno corrente e l’inibizione propagandistica russa sul territorio dell’UE e dell’operatività del sistema di pagamento swift della SberBank che è ad oggi la più grande Banca Russa.

Comprenderete come la storia vada a ripetersi in modalità e maniere altamente circolari, qualificando sempre gli stessi identici antagonisti di sempre e, si spera, formulando le stesse strategiche risoluzioni dei conflitti.

Ma il bandolo della matassa potrebbe aggrovigliarsi sempre di più per Vladimir Putin.

Il 12 maggio infatti la Finlandia voterà per l’ingresso nella NATO e in questo potrebbe essere seguita dalla Svezia che da tempo sono bramosi di aderirvi.

Come reagirà la Russia? Sicuramente correrà ai ripari, ma come? Che tutto questo dia la stura ad una possibile Terza Guerra Mondiale?

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