Il ritorno del nucleare in Italia è osteggiato da un argomento che a molti potrebbe sembrare secondario. La narrazione che circonda le centrali nucleari e il deposito per le sostanze di scarto si macchia spesso di una disinformazione che rischia di inficiare un processo che si dimostra sempre più necessario per il Paese. Di fronte agli aumenti dei costi in bolletta, al divario di intensità energetica che riguarda l’Italia e gli altri Paesi europei, così come la richiesta sempre più crescente di fonti energetiche per rispondere ai bisogni delle imprese e delle industrie italiane, il nucleare risulta indispensabile all’interno del mix energetico italiano.
Affinché ciò sia comprensibile, dunque, è necessario sviluppare una comunicazione adatta e soprattutto veritiera. “Il nucleare può contribuire in modo decisivo alla sicurezza energetica, alla competitività industriale e agli obiettivi climatici del Paese, ma solo attraverso un confronto trasparente con istituzioni, imprese, comunità scientifiche e cittadini“, ha quindi voluto chiarire nel suo intervento all’evento organizzato dall’Associazione Italiana Nucleare (Ain) dal titolo “Nucleare in Italia – Dal dire al fare“. Un momento fondamentale per unire le conoscenze di tutti gli ambiti specifici che riguardano il nuovo sviluppo dell’energia nucleare.
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In una sala gremita di esperti, istituzioni e studiosi del settore, il ministro dell’Energia e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha approfondito alcuni degli aspetti più centrali dello sviluppo energetico italiano. Nello specifico, il titolare del Mase ha messo in luce le possibilità e la qualità che l’energia nucleare garantisce.
“Il passaggio dal dibattito all’attuazione richiede una comunicazione chiara, inclusiva e basata su evidenze scientifiche“, ha specificato Pichetto Fratin, che ha riconosciuto come oggi, comunque, siano stati compiuti passi piuttosto importanti: “Oggi registriamo un dialogo sempre piu’ informato e meno influenzato da interpretazioni semplificate o ideologiche, segno di una discussione pubblica in progressiva maturazione“.
Eppure, mentre il governo è impegnato a comprendere in che modo inserire il nucleare nel mix energetico italiano, al fine di ridurre il gap dell’intensità energetica che distanzia l’Italia da altri Paesi europei, tra la popolazione serpeggia ancora il timore degli incidenti del passato. Catastrofi avvenute decenni fa, ma che ancora costellano gli incubi degli italiani.
Proprio su questo argomento, si è espresso ai microfoni del Il Difforme l’amministratore delegato di Sogin (Società gestione impianti nucleari), Gian Luca Artizzu, chiarendo che ognuno, nel proprio settore di competenza, deve svolgere la sua parte per evitare il diffondersi della disinformazione.
“C’è ancora oggi un tema di investimento nella parte più recondita dell’animo umano, che è la paura – ha spiegato – Chi fa questo sta condannando le generazioni successive a non usufruire delle forme di energia che sono estremamente concentrate, estremamente efficienti e l’oro del futuro“. Un obiettivo che invece deve essere perseguito, anche in considerazione dei bisogni che serviranno alla Nazione nel futuro. “In questo senso, chi fa questa disinformazione investe davvero poche briciole nel brevissimo termine, facendo dei danni a lungo termine veramente rilevanti“, ha concluso.
L’importanza di questo tipo di energia è stata ribadita anche dal presidente di Gse, Paolo Arrigoni, che ha voluto mettere in luce come “il nucleare non debba essere visto come un’antagonista alle rinnovabili, ma come un più che possa aiutare famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni“. All’interno di quello che si presenta un contesto favorevole sia in Europa che in Italia, quindi, è necessario continuare a investire su questo obiettivo, in particolare sull’aspetto della “accettabilità sociale“.
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