Il ministro della GiustiziaCarlo Nordiorespinge le ricostruzioni giornalistiche che attribuiscono all’ex sottosegretarioAndrea Delmastro un’influenza sulla gestione del dicastero anche dopo le sue dimissionie invita alla prudenza nel dare credito alle indiscrezioni di stampa. Lo ha fatto intervenendo durante il question time alla Camera, rispondendo a un’interrogazione presentata dalla deputata del Movimento 5 Stelle Valentina D’Orso.
“Mi riesce sempre difficile rispondere a domande fondate su agenzie di stampa più o meno corrette”, ha dichiarat, aggiungendo che“il caso Minetti avrebbe dovuto insegnare una maggiore cautela nel fidarsi di notizie che poi si sono rivelate clamorosamente fasulle e inventate”.Un riferimento con cui Nordio ha voluto sottolineare la necessità di verificare con attenzione le informazioni prima di trarne conclusioni politiche.
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Nordio parla dell’uscita di Delmastro
Il ministroha poi ricostruito quanto avvenuto all’interno del dicastero dopo l’uscita di scena di Delmastro,spiegando che l’ex sottosegretario ha dato le dimissioni per motivi personali ed è stato sostituito dal senatore Alberto Balboni “nel medesimo incarico e con le medesime deleghe.Una scelta che, secondo Nordio, ha garantito la piena continuità dell’azione amministrativa e politica del Ministero della Giustizia.
“Questa continuità viene assicurata dallo stesso ministro e da chi ha la responsabilità dell’indirizzo politico, cioè la Presidenza del Consiglio”, ha affermato, sostenendo che il passaggio di consegne non ha inciso sulla capacità del ministero di portare avanti le proprie riforme. A sostegno di questa tesi,Nordio ha richiamato il provvedimento approvato proprio nella giornata di oggi in materia penitenziaria,definendolo quasi epocale. La misura prevede l’accesso alla detenzione alternativa per almeno 10 mila persone tossicodipendenti condannate per reati legati alla propria dipendenza.
Secondo il Guardasigilli,il provvedimento rappresenta un cambio di prospettiva nella gestione del fenomeno:i tossicodipendenti vengono considerati principalmente malati da curare, piuttosto che criminali da punire, pur nel rispetto dell’espiazione della pena. Una riforma che, nelle intenzioni del ministro, coniuga la certezza della pena con il recupero del detenuto e costituisce la dimostrazione concreta della continuità dell’azione del Ministero della Giustizia anche dopo il cambio al vertice del sottosegretariato.
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